Il primo settembre di quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale. Ogni anniversario invita allo studio e alla riflessione: la storia è maestra di vita soltanto per chi la studia, e come aveva detto George Santayana, chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Quest’anno ho avuto occasione di visitare Auschwitz ed ho letto o riletto alcuni libri sulla shoah, sia di testimoni che di storici.

Un episodio, certamente minore nel quadro complessivo della shoah, mi ha particolarmente colpito per l’evidente parallelismo con la situazione di oggi; anche questo episodio accadde nell’estate del 1939 e ne ricorre l’ottantesimo anniversario. Il 13 maggio 1939 la nave tedesca St. Louis partì dal porto di Amburgo con a bordo circa mille passeggeri ebrei che erano riusciti ad ottenere i permessi per lasciare la Germania, dove i nazisti avevano promulgato le leggi razziali e iniziato la persecuzione; sei mesi prima, nel novembre 1938 c’era stata la notte dei cristalli.

La St. Louis raggiunse Cuba il 27 maggio, ma le autorità cubane vietarono lo sbarco dei passeggeri, nonostante questi avessero pagato per ottenere un visto di ingresso. Soltanto a 27 passeggeri ebrei fu concesso asilo all’Avana. Gustav Schroeder, il comandante della St. Louis, prese a cuore la sorte dei suoi passeggeri: fece rotta sulla Florida, ma il governo Usa negò a sua volta il permesso di sbarco. Schroeder tentò allora di negoziare con il governo canadese, ottenendo ancora un rifiuto. Dopo ulteriori ed estenuanti trattative Schroeder ottenne assicurazioni per lo sbarco dei suoi passeggeri in vari paesi europei: Inghilterra, Francia, Belgio e Olanda, e tornò in Europa, nel porto di Anversa.

I passeggeri di Schroeder poterono sbarcare e raggiungere i diversi paesi che avevano garantito accoglienza; la St. Louis tornò ad Amburgo senza nessun passeggero a bordo. L’alto impegno morale e civile di Schroeder, che si rifiutò di riportare i suoi passeggeri in Germania, salvò circa 700 degli ebrei della St. Louis. Altri 250, senza colpa di Schroeder, furono catturati successivamente dai nazisti e uccisi nei campi di sterminio, poiché erano stati accolti in paesi che di lì a poco sarebbero stati invasi.
Le peregrinazioni della St. Louis, ricordate in un libro e in un film intitolati “Il viaggio dei dannati”, anticipano quelle della nave Open Arms, attualmente in mare alla quale viene negato il permesso di attracco, o della Sea Watch, il cui comandante, Carola Rackete, è indagato per varie ipotesi di reato.

L’Italia non interpreta il ruolo della Germania nazista, ma non si può negare che si comporti come i paesi che rifiutarono di accogliere la St. Louis. Nessuno ha una soluzione per il problema dei migranti, neppure Salvini, che tra un rosario e l’altro promette di poterli respingere per mera propaganda elettorale. L’Italia non può accogliere l’Africa, ma non è l’Africa intera che cerca di venire in Italia. Qui si tratta di accogliere delle centinaia di migliaia di persone, spesso in fuga da situazioni sociali drammatiche: apparentemente tante, ma alla fine qualche percento della popolazione italiana o europea. Forse saremo chiamati a breve a votare: vogliamo davvero condividere l’ignominia dei paesi che respinsero la St. Louis?

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