I 134 naufraghi a bordo della Open Arms sono al quindicesimo giorno in mare, ancora fermi davanti a Lampedusa. La situazione non si sblocca, nonostante all’Italia sia arrivata la disponibilità di 6 Paesi europei ad accogliere ciascuno una parte delle persone salvate nel Mediterraneo. Anche il premier Giuseppe Conte lo ha ricordato nel giorno di Ferragosto al ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta, i miei omologhi europei ci tendono la mano“, ha scritto nella lettera indirizzata al suo vice, aggiungendo: “Non limitiamoci a posizioni di assoluta intransigenza”. Salvini però non ha voluto dare il via libera allo sbarco tramite la Prefettura. E intanto, fonti del Viminale, in risposta al presidente del Consiglio, affermano che al momento “nessun paese europeo” ha fatto “passi formali” per accogliere i migranti. L’Italia, aggiunge il ministero dell’Interno, “sta ancora aspettando che altri Stati mantengano la parola data e prendano in carico quanti promesso in passato”.

L’Europa si è mossa, quindi, anche se con colpevole ritardo. È dell’8 agosto scorso la richiesta di intervento inviata dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in una lettera indirizzata al leader della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Ci è voluta una settimana prima che arrivasse una risposta, come già successo negli altri casi in cui la disponibilità degli Stati Ue aveva poi portato allo sblocco della situazione. Esclusi i 9 naufraghi di giovedì e gli altri 4 di questa notte, sbarcati per motivi medici, restano invece ancora ignote le sorti delle 134 persone a bordo della Open Arms. “Cosa aspettano ad autorizzare sbarco di tutte le persone a bordo, che l’emergenza medica diventi insostenibile? Quanta crudeltà”, ha scritto nella notte su Twitter la ong.

La ricetta Merkel: “Nuovo meccanismo di redistribuzione e missione Sophia”
Che qualcosa in questo meccanismo debba cambiare è evidente anche alla cancelliera tedesca Angela Merkel: “Sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo meccanismo di ridistribuzione che metta in chiaro la responsabilità di tutti” sul tema dei migranti, ha detto solo l’altro ieri. Un messaggio rivolto soprattutto a chi dovrà prendere il posto di Juncker: la nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La fedelissima che di certo non potrà ignorare la linea dettata da chi le ha permesso di sedere a capo dell’esecutivo di Bruxelles.

“Un nuovo inizio credo sia buono per tutti”, ha sottolineato Merkel riferendosi proprio al nuovo corso che comincerò la sua ex ministra della Difesa. Quindi i punti su cui, secondo la cancelliera, serve intervenire: “Prima di tutto dobbiamo combattere i trafficanti di uomini in modo da ridurre il più possibile la migrazione illegale”. “Per farlo dobbiamo portare avanti le trattative con i Paesi africani, avere un processo di pace in Libia, fare in modo che in Siria si proceda per via politica e che l’accordo Turchia-Europa sia messo in atto”, ha continuato Merkel. Che ha un altro chiodo fisso, ribadito nuovamente anche il 15 agosto: il ripristino del salvataggio in mare coordinato dagli Stati europei. “Sicuramente sarebbe bello, oggi avremmo di nuovo una missione Sophia e navi statali che salvano persone”, ha sottolineato.

L’ultimo scontro tra Salvini e Germania e Francia al vertice di Helsinki
A far morire la missione Sophia era stato proprio il governo gialloverde, chiedendo una revisione degli accordi. In particolare del punto che prevedeva le coste italiane come unico porto di sbarco per i naufraghi salvati dalle navi europee nel Mediterraneo. La missione Ue coordinata da Roma però aveva anche lo scopo di disincentivare i viaggi e arrestare i trafficanti di esseri umani: senza le navi militari europee, il tratto di mare tra Sicilia e Libia resta pattugliato solamente dalla sedicente guardia costiera libica e dalle ong. Anche di questo si è discusso nell’ultimo vertice europeo sul tema, tenutosi a metà luglio a Helsinki.

“Non possiamo agire da soli. Dobbiamo continuare a insistere in Europa, come peraltro hai fatto tu, di recente a Helsinki. E’ questa la direzione giusta. E poi non oscuriamo quello che abbiamo fatto di buono”, ha scritto il premier Conte sempre nella lettera rivolta a Salvini. Aggiungendo: “Rammarichiamoci per quello che ci riproponevamo di ottenere e ancora non abbiamo ottenuto“. Per esempio nella stessa Helsinki, da cui Salvini è tornato ancora una volta a mani vuote, attaccando Parigi e Berlino per non aver messo in discussione il principio del “porto più vicino per lo sbarco”.

I giornali tedeschi raccontano però di un’offerta di cui il Viminale non ha dato conto: un nuovo meccanismo di redistribuzione proposto proprio dal ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, in accordo con il suo omologo francese Christophe Castaner. Nel concreto della proposta targata Seehofer non si sa molto: dovrebbe sicuramente coinvolgere circa 15 Paesi europei, tramite un meccanismo ad hoc che scatterebbe di volta in volta, ma senza delle quote fisse per Paese. Una proposta tiepida quindi e ancora tutta embrionale, ma su cui Salvini, secondo i racconti dei quotidiani tedeschi, non avrebbe neanche voluto ragionare, imputandosi sulla questione del porto di sbarco. Nel successivo incontro voluto da Emmanuel Macron a Parigi, il leader della Lega non si è presentato. In quell’occasione 14 Paesi avrebbero, secondo il racconto del presidente francese, trovato un accordo di massima su un nuovo meccanismo di redistribuzione dei migranti che Macron ha definito “veloce” e “automatico“. I promotori dell’iniziativa, oltre a Francia e Germania, sono Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Lituania, Croazia e Irlanda. Da Parigi, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Mass aveva fissato nel prossimo vertice di Malta a inizio settembre il momento utile in cui trovare un accordo definitivo.

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