Dopo quattordici giorni nel mar Mediterraneo in attesa di un porto, la nave della ong spagnola Open Arms è arrivata in mattinata davanti all’isola di Lampedusa ed è bloccata al largo in attesa dell’autorizzazione allo sbarco dei 147 migranti a bordo. In serata 9 persone sono state fatte evacuare urgentemente insieme ai familiari. “Per le altre persone a bordo sarà la quindicesima notte. Il diritto sta morendo”, hanno scritto su Twitter. La situazione ha avuto una prima svolta dopo che il Tar del Lazio ieri ha accolto il ricorso dell’associazione e ha sospeso il divieto di ingresso in acque italiane: Matteo Salvini ha firmato lo stop, ma in mattinata i ministri Toninelli e Trenta si sono rifiutati di fare altrettanto. Ora si attende l’autorizzazione all’attracco. Secondo quanto previsto dal decreto Sicurezza bis infatti, non basta la decisione del Viminale, ma ci deve essere l’intesa anche con Difesa e Trasporti. Lo stesso premier Giuseppe Conte, in una lettera aperta al ministro dell’Interno, ha criticato la sua “ossessione” per il consenso sulla politica dei “porti chiusi” a tutti i costi e, dopo aver detto che secondo la normativa vigente aveva chiesto “provvedimenti per i minori” e non di farli scendere tutti, ha anche garantito che “Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta, i miei omologhi europei ci tendono la mano”.

In sostegno del premier, a sorpresa, è intervenuto il segretario Pd Nicola Zingaretti: “Bene Conte. La strategia dell’odio non risolve i problemi li aggrava e li scarica su esseri umani. La vicenda Open Arms è l’ennesima prova del fallimento della politica di questi mesi”. Si tratta di parole molto significative, proprio nelle ore in cui si apre l’ipotesi di nuove maggioranze tra i democratici e i 5 stelle. Non a caso, poco dopo è intervenuto anche Matteo Orfini: “Sono contento che Giuseppe Conte attacchi Matteo Salvini sulla chiusura dei porti e sulla ossessione verso i migranti”, ha scritto anche lui su Twitter. “Ovviamente la considero l’apprezzabile autocritica di un premier che fino a una settimana fa quelle scelte le ha avallate e condivise”. Stesso tono anche per il segretario nazionale di Articolo Uno Roberto Speranza: “La lettera di Conte è apprezzabile. È uno schiaffo a chi in questi mesi ha solo seminato odio e divisioni. Ma cosa aspetta ancora Il ministro degli interni a lasciare il Viminale? #SalviniDimettiti”.

Open Arms in attesa di un porto da 14 giorni con 147 persone a bordo – La nave della ong spagnola Open Arms in mattinata si è diretta verso l’isola scortata da due navi militari e ora si trova nella zona di Cala Francese. “Quattordicesimo giorno. Abbiamo avvistato terra. Lampedusa. Con il decreto Salvini sospeso, siamo nelle acque italiane con il permesso. Ancora nessun porto, ma la fine di questo incubo è più vicina. Nel frattempo l’umanità deve prevalere su questa assurdità”, si legge in un tweet di Proactiva Open Arms. “Dopo la minaccia di un nuovo decreto, siamo finalmente al riparo”, si legge in un altro tweet, “con autorizzazione da parte delle autorità”. Ma al momento “non abbiamo il permesso per entrare in porto”.

La ministra Trenta non firma il divieto d’ingresso: “La politica non può mai perdere l’umanità” – La “minaccia” costituita dal nuovo divieto di ingresso firmato da Matteo Salvini dopo che il precedente era stato invalidato dal Tar del Lazio è stata sventata dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, che non ha firmato il decreto emesso dal Viminale. “La scelta non sorprende“, hanno commentato in mattinata fonti del ministero dell’Interno, “visto che la titolare della Difesa ha ordinato alle navi della Marina Militare di scortare verso il nostro Paese l’imbarcazione spagnola”. La Trenta ha motivato la sua decisione con una nota: “Ho deciso di non firmare”, si legge. “Non si può infatti ritenere che siano rinvenibili nuove cogenti motivazioni di carattere generale ovvero di ordine e sicurezza pubblica tali da superare gli elementi di diritto e di fatto nonché le ragioni di necessità e urgenza posti alla base della misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria (sussistenza di fumus boni iuris e periculum in mora), che anzi si sono verosimilmente aggravati”. La mancata adesione alla decisione del giudice amministrativo, specifica Trenta nella nota, “potrebbe finanche configurare la violazione di norme penali, fermo restando, in ogni caso, che in adesione al dictum iuris sarebbe stato eventualmente necessario inserire nel dispositivo del provvedimento un’esplicita disponibilità all’assistenza delle persone maggiormente bisognevoli”. E ha chiuso: “Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza – sottolinea ancora il ministro – Non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo. La politica non può mai perdere l’umanità. Per questo non ho firmato”.

Immediata la risposta di Matteo Salvini, che ha annunciato che farà ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar: “Umanità non significa aiutare trafficanti e ong. Per me umanità significa investire seriamente in Africa e non certo aprire i porti italiani. Gli italiani hanno bisogno di un governo forte, non è ammessa timidezza quando sono in gioco la sicurezza e i confini della Patria. Sul divieto di sbarco alla Open Arms siamo soli contro tutti“, ha scritto su Facebook. “Contro Ong, tribunali, Europa e ministri impauriti. E col PD al governo, immigrazione di massa e Ius Soli tornerebbero realtà”.

Il ministro Toninelli segue la Trenta e non firma il divieto: “Ma la nostra linea non cambia” – Sulla questione è intervenuto anche il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che in un post su Facebook ha tenuto a precisare che “avevo già firmato il decreto di Salvini che vietava l’ingresso della Open Arms nelle acque italiane. Avevo firmato anche stavolta, per ribadire che chi non rispetta il diritto del mare non può sbarcare in Italia. Quel decreto è stato bocciato dal Tar ed emetterne un altro identico esporrebbe la parte seria del Governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo. Salvini che cerca solo il consenso facile, noi agiamo con senso di Stato concretezza”.

“Questo non significa che dobbiamo accogliere tutti i migranti della Open Arms. La mia, la nostra, linea non cambia: mettiamo in sicurezza la nave come ci chiedono i giudici; poi l’Europa, e in primis la Spagna la cui bandiera sventola sulla Open Arms, inizino ad assumersi le proprie responsabilità facendosi carico di accogliere 116 migranti che sono a bordo della nave – prosegue il ministro nel post su Facebook- . Noi come Italia interveniamo per tutelare la salute dei 31 minori a bordo, che sono in situazione di pericolo, come chiesto dal Presidente del Consiglio e come prevede la legge, che giustamente impone sempre la tutela dei minori e la loro protezione”.

Così, senza le firme dei ministri di Difesa e Trasporti Trenta e Toninelli, anche il nuovo divieto di ingresso per Open Arms nelle acque territoriali italiane, deciso dal Viminale dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il precedente stop, non ha alcun valore. La mancata firma dei due ministri M5S ha infatti reso inefficace il secondo divieto di ingresso perché, in base a quanto prevede il decreto sicurezza bis, il provvedimento deve essere adottato dal responsabile del Viminale “di concerto con il Ministro della difesa e con quello delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, è data notizia al Presidente del Consiglio dei ministri”. Diversa invece la questione per quanto riguarda il permesso di sbarcare, negato attualmente negato ad Open Arms: questo infatti, tecnicamente è concesso dalla Prefettura, dunque dal Viminale, che poi deve predisporre l’accoglienza.

Il sindaco di Lampedusa: “Mare agitato e bimbi piccoli a bordo, nave entri in porto” – “Il mare è agitato, ci sono 22 nodi di vento con raffiche fino a 24, tanto è che la nave di linea che collega Lampedusa a Linosa non parte da due giorni per le cattive condizioni del meteo”. A dirlo all’Adnkronos è stato il sindaco di Lampedusa Totò Martello. “L’unica cosa che dico è che quando c’è maltempo qualsiasi tipo di nave deve venire a ridosso della costa e, se anche a ridosso si sta male, deve entrare in porto – aggiunge -. Sono decisioni però che può prendere solo il comandante. Io dico che se ci sono bambini a bordo potrebbe anche entrare“. “Le regole del mare sono le regole del mare, tutto quello che si dice a terra non ha nessun valore in mare – sottolinea Martello – Noi siamo pescatori e l’unica regola che c’è è quella di salvare chi è in difficoltà, al di là del colore della pelle e della nazionalità. Qui il sistema dell’accoglienza è sempre pronto ed è pagato dal ministero degli Interni, questo è solo un problema politico”.

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