C’è un angolo delle Marche del sud che ospita una rassegna preziosa, una gemma incastonata nella bellezza dei suoi paesaggi. Si chiama BookMarchs-L’altra voce ed è il festival dei libri presentati dai loro traduttori. “Il nome è un’invenzione linguistica che unisce le Marche e l’idea del “segnalibro”, in tutti i suoi significati simbolici – spiega Fabio Pedone, traduttore e giornalista, direttore artistico del festival insieme a Stella Sacchini – L’idea nasce in un territorio periferico d’Italia, luoghi che stanno vivendo un profondo mutamento, con una costellazione di paesi piccoli che ha sperimentato la crisi del modello agricolo e si sta aprendo al turismo internazionale con tutte le contraddizioni del caso. In questo periodo di cambiamenti profondissimi crediamo che sia importante, se non vitale, portare in questi luoghi un’offerta culturale solida e feconda, che costituisca un’alternativa reale alla tendenza ‘eventistica’ delle programmazioni estive e al gran proliferare di sagre e banchetti campestri. E pur rispettando la concezione ‘pop’ e spettacolare del portare la cultura nei paesi e nelle piazze, verso un pubblico il più ampio possibile, abbiamo scelto di far parlare il traduttore, che è la voce nascosta di un libro straniero, spesso il suo più profondo conoscitore, e in fin dei conti la voce che il lettore italiano sente”.

Il festival, organizzato dall’associazione Spaesamenti in collaborazione con l’Ecomuseo della Valle dell’Aso, si svolge dal 4 all’8 settembre, con un’anteprima fra il 30 agosto e il 1° settembre, in undici paesini tra la provincia di Fermo e quella di Ascoli Piceno: Campofilone (ente capofila), Altidona, Lapedona, Montefiore dell’Aso, Monte Rinaldo, Monterubbiano, Moresco, Ortezzano, Pedaso, Petritoli, Ponzano di Fermo. “Sono luoghi un po’ meno noti rispetto ad altri, ma in realtà aperti su orizzonti impensati – prosegue Pedone – Basti sapere che dalla Venezia di Quattro e Cinquecento arrivarono nelle Marche alcuni fra gli artisti più alti di quell’epoca, da Carlo Crivelli a Lorenzo Lotto, che hanno lasciato in questo territorio i loro capolavori”.

Il tema di quest’anno è Tornare a ridere al giorno: tradurre e ritradurre i classici. “Vorremmo provare a ragionare su un nuovo modo di rapportarsi ai classici sia greci e latini che moderni, trovando per loro una lingua italiana che non sia rigida e scolastica, ma più viva e aperta al lettore di oggi – prosegue Pedone – pensiamo che tradurre Omero o Sofocle non debba per forza legarci a parole antiquate e spente. Ispirandoci a Maurizio Bettini, che avremo ospite con Alessio Torino in un evento a cura degli amici del festival Urbino e le città del libro, vorremmo capire come e se la traduzione può essere non soltanto effetto di uno studio scolastico e grammaticale, ma coscienza antropologica di tutte le dinamiche che hanno formato la cultura antica. Ad esempio la forza dell’oralità, che emerge nel lavoro di Franco Ferrari, il quale ha ritradotto l’Iliade per Mondadori e che terrà una lectio per noi”.

“Tenteremo poi di accostarci ai classici partendo da una prospettiva femminile, e da due grandi traduttrici omeriche, entrambe marchigiane d’origine o d’adozione: Rosa Calzecchi Onesti (di famiglia originaria di Monterubbiano), a cui il festival è dedicato, e Giovanna Bemporad“. Ma lo stesso discorso potrà valere anche per altri mondi: “Franca Cavagnoli, traduttrice di Huckleberry Finn, parlerà dell’America dell’Ottocento di Mark Twain. Evelina De Signoribus e Ilaria Piperno racconteranno ai bambini delle scuole cosa significa tradurre filastrocche, canzoncine e rime per l’infanzia”. La traduzione, la scrittura e la letteratura sono donne e allora Silvia Ballestra racconterà Joyce Lussu, mentre Elena Frontaloni, curatrice di diverse opere di Dolores Prato, riporterà le parole della scrittrice nella piazza di Moresco. Isabella Carloni proporrà, poi, uno spettacolo teatrale su Circe, la dea che irretì Ulisse, presso l’antico tempio della Cuma di Monte Rinaldo, con gli interventi sonori di Andrea Strappa.

“Ed è importante anche capire quali percorsi fa la lingua nella traduzione di poesia quando il testo da tradurre, per esempio in inglese, è un capolavoro come L’infinito di Leopardi – prosegue Pedone – Ce ne parleranno Franco Nasi e Jacob Blakesley“. Ancora: Riccardo Duranti (docente e traduttore dell’opera omnia di Raymond Carver) della poesia di Wendell Berry e Richard Dixon, traduttore inglese di Carlo Emilio Gadda e di Umberto Eco, terrà un incontro su pittura e critica d’arte come “traduzione” incentrato sul Crivelli, assieme al regista Marco Cruciani e allo studioso d’arte Stefano Papetti. Il tutto a ingresso gratuito, con il programma completo sul sito www.bookmarchs.it.

Del festival fa parte, e dura tutto l’anno, il progetto Il traduttore in classe, che dall’autunno arriverà a Roma e Milano. “Dalla scuola primaria fino alle ultime classi delle superiori cerchiamo di trasmettere la coscienza del fatto che tutto è traduzione, fin dal nostro primo vagito – spiega Stella Sacchini, co-direttrice del festival e responsabile del progetto insieme al collettivo di traduttrici Parole Migranti – e che tradurre non è solo avere a che fare con parole e dizionari ma plasmare la nostra comprensione del mondo: per questo servono qualità etiche: sensibilità per l’altro, accoglienza, rispetto, ma anche l’audacia e l’umiltà che spingono a voler incontrare lo straniero senza coprire la sua voce con la nostra. Tradurre insieme, in classe, significa confrontare identità, valori, indagare sulle sfumature, imparare ad accogliere l’altro. Parlare di traduzione, insomma, vuol dire veramente parlare non solo di questioni per specialisti, ma di tutto ciò che più conta per un essere umano”.

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