Come sempre, i social network si dimostrano dei laboratori straordinari, per quanto non “scientifici”, degli umori del paese. Naturalmente, tutti sappiamo cos’è una filter bubble (quei filtri della rete per cui tendiamo a vedere sul web per lo più opinioni uguali alle nostre) e dunque non ci illudiamo di avere delle coordinate statisticamente feconde. E però è singolare che nei giorni della crisi di governo io abbia chiesto ai molti contatti che simpatizzano per il Pd cosa farà il loro partito, e nessuno – a parte qualche balbettio – mi abbia saputo rispondere.

Mi si obietterà: “ma guarda che al governo ci stavano Luigi Di Maio e Matteo Salvini!”. Certo, però come è noto la posizione del partito di Nicola Zingaretti (e di Matteo Renzi) è rilevante sia che si vada al voto, sia che il presidente Sergio Mattarella decida di affidare un nuovo incarico (e sempre che il governo cada davvero, in aula o fuori dall’aula).

Il mio punto di vista è il seguente: che sia prima o dopo le elezioni, l’unica alternativa sensata anche in termini numerici è un governo Pd-M5S. Il primo è un partito suicida e lo sappiamo, il secondo pare destinato alla stessa fine. Ma se non si mettono insieme, le alternative (ripeto: prima o dopo le elezioni è uguale) sono: governo di destra Lega – Fratelli d’Italia e forse Berlusconi; governo tecnico di grossa coalizione con dentro Lega Pd e Forza Italia. Chiaramente era l’alternativa anche prima dello scellerato matrimonio tra grillini e leghisti. Matrimonio forzato dal mangiatore di popcorn Matteo Renzi, il cui cinismo politico raggiunge vette altissime. Difatti il suo stare a guardare non si spiega se non con una voglia direi patologica di contare, di tornare in pista, di non farsi mettere nell’angolo.

Renzi – e con lui torme di renziani – spiegarono i popcorn dicendo che gli elettori li avevano mandati all’opposizione. Singolare teoria, dal momento che l’elettore non vota per mandare al governo o all’opposizione, tanto più che fino a un minuto prima i renziani avevano sostenuto che le elezioni non servono affatto a scegliere chi governa, dato che siamo in un sistema parlamentare (e, aggiungo, dato che la legge elettorale è di impianto fortemente proporzionalistico, per quanto di natura vagamente mostruosa). E si diceva altresì che siccome gli italiani avevano scelto, ora toccava a M5S e Lega di governare (Renzi naturalmente faceva finta di dimenticare che il Pd era il secondo partito e la Lega il terzo). In ogni caso, la strategia machiavellica di Renzi ha buttato i Cinque stelle nelle braccia della Lega. Non c’era la prescrizione medica, matrimonio forzato (anche dalle circostanze) ma fino a un certo punto.

Insomma, la perdita dell’innocenza grillina. Seguita a una serie di notevoli autogol e concessioni all’alleato di minoranza, che con un misero 17% e con una spietata macchina da guerra comunicativa coadiuvata dai media mainstream (nel bene e nel male costantemente a parlare di Salvini) ha monopolizzato non solo l’azione di governo, ma anche l’immaginario degli italiani. Tutto questo per dire che quel matrimonio non s’aveva da fare. Ma ormai s’è fatto, e le lagnanze dei Cinque stelle (Salvini “traditore”) risultano stucchevoli, tanto più che invece i grillini dovrebbero dire: “bene, ci siamo tolti un peso”. È sempre troppo tardi, e i consensi scendono, ma tant’è.

Ma per tornare a cosa succederà adesso, riprendiamo il discorso sulle alleanze. Mentre uno Zingaretti sempre più lunare se ne esce dicendo di voler “vincere” (ma vincere cosa, esattamente? Col 20% che si vince?), il detentore della golden share sia tra i parlamentari che nel partito, cioè Renzi, oggi ha compiuto il suo capolavoro di facciatostismo sostenendo di volere un governo ‘di scopo’ con i 5S. Sconcerto tra i renziani di stretta osservanza, rimasti a definire fino a 24 ore prima i grillini “un cancro”. Eppure: eppure l’innocenza dei Cinque stelle è ormai perduta, dunque tanto vale davvero puntare a formare un governo col Pd sulla base di uno strettissimo accordo (un nuovo contratto di governo). Impresa da far tremare le vene e i polsi, ma le elezioni sarebbero peggio: Salvini veleggia attorno al 36%, e se è vero che la soglia di governabilità è il 43, ce la farebbe anche solo con Fratelli d’Italia.

La componente di sinistra dei grillini, tumefatta e vilipesa dopo questo anno di governo gialloverde, dovrebbe rialzare la testa. Il Pd, da partito di “responsabili” quando c’era da dare esecuzione alle letterine europee di Trichet e Draghi, non si trasformi tutto a un tratto in un movimento di pasdaran del Mai col “cancro”. Ma la sensazione è che i mangiatori di popcorn dicano: schiantatevi, voi e gli italiani; quando sarà tutto macerie, le macerie saranno nostre.

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