Più cresce il fenomeno Airbnb e più si alza la paura di essere spiati da telecamere nascoste negli appartamenti presi in affitto. Occultate in un dispositivo antifumo sul soffitto, all’interno di sensori di movimento, posizionate in camera da letto o addirittura in bagno. Un sondaggio della società americana IPX1031 ne fa un vero e proprio caso: su oltre 2mila intervistati, una media di uno su 10 (l’11%) ha dichiarato di aver scoperto sistemi nascosti che trasmettevano in diretta o registravano le immagini all’interno delle stanze, di questi il 58% si è detto preoccupato, il 24% invece accetterebbe la presenza dei dispositivi. Spesso gli affittuari si sono visti costretti ad installarli per tutelarsi da furti e atti vandalici e anche distruttivi da parte di inquilini scapestrati o violenti. Tuttavia, Airbnb negli ultimi anni ha messo in chiaro le cose per tutelare al massimo i propri clienti. Gli host (gli affittuari) devono indicare e dichiarare negli annunci “tutte le telecamere di sicurezza e gli altri dispositivi di registrazione presenti nei loro alloggi” e inoltre qualsiasi dispositivo di registrazione in “determinati spazi privati come camere da letto e bagni” sono assolutamente vietati. Gli ospiti possono accettare o meno tali dispositivi al momento della prenotazione: se però vengono rilevati solo in seguito, Airbnb permette di cancellare la prenotazione e ricevere un rimborso.

La legge in Italia – Nel nostro Paese riprendere soggetti a loro insaputa attraverso qualunque tipo di strumento audio o video è una gravissima violazione della privacy, a cui seguono sanzioni penali. Un caso leggermente diverso può essere quello dei sistemi di videosorveglianza: l’illecito tuttavia rimane nel caso in cui i soggetti siano ripresi senza essere preventivamente informati. Airbnb agisce da intermediario tra affittuari e ospiti, ha delle regole che non sostituiscono le leggi locali ed è dunque sottoposto alla legislazione nazionali.

I casi più famosi – Negli ultimi anni sono state tante le segnalazioni giunte alle cronache. Nel 2017 un uomo di nome Jason Scott si era insospettito per la presenza di un sensore di movimenti in camera da letto. Si è avvicinato, l’ha smontato, ci ha trovato dentro una telecamera di sorveglianza wifi e ha postato tutto su Twitter. Nel 2018 una coppia in visita a Toronto era rimasta insospettita da un orologio sul comodino tutt’altro che rassicurante: l’ha studiato attentamente e ci ha scoperto una fotocamera puntata dritta verso il letto. In Florida Max Velt aveva affittato una stanza, il suo host però non solo aveva installato due telecamere attive ma la sua identità non era stata nemmeno verificata: l’uomo infatti nelle comunicazioni digitali si era chiamato Ray, di persona invece si era presentato come Ralph.

Più recente è la storia di Jeffrey Bigham, un professore di informatica alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania. Lo scorso inverno ha preso un Airbnb con la sua famiglia, anche lui però ha notato due oggetti bianchi nascosti nelle stanze, andando su tutte le furie all’idea che il figlio di 2 anni gironzolasse nudo davanti all’obiettivo. Ha ricontrollato l’annuncio e ha scoperto che parlava di telecamere all’ingresso e non all’interno dell’appartamento, dove, come nella foto pubblicata su Twitter, una delle fotocamere nell’angolo della stanza si confondeva facilmente con la parete. In ogni caso, Airbnb tutte le volte che si è vista coinvolta in situazioni di questo tipo è sempre intervenuta a tutela dei clienti vittime, provvedendo a rimuovere gli annunci degli host che non rispettavano il regolamento.

Come scoprirle – Il presupposto di partenza è che non ci dovrebbero essere ma per essere ancora più certi di non essere spiati durante il proprio soggiorno è bene fare attenzione ai vari dispositivi presenti nelle case: dai sensori di movimento alle sveglie e gli orologi da parete. Per provare ad individuare eventuali inconvenienti si può utilizzare la torcia del proprio smartphone. Puntando la luce contro gli oggetti sospetti, le lenti delle telecamere rifletterebbero venendo così scoperte. Esistono anche alcune app capaci di identificare le frequenze dei sistemi di videosorveglianza, come Hidden Spy Camera Detector e Radarbot.

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