Lega fortissima, ma non abbastanza da governare da sola. Almeno stando ai sondaggi attuali. Servirebbe almeno l’alleanza “sovranista” con Fratelli d’Italia per ottenere il premio di maggioranza. Ancor meglio se si aggiungesse Forza Italia. E’ quanto emerge dagli scenari disegnati da Youtrend per l’agenzia Agi, sulla base dei sondaggi datati 1 agosto, che indicano la Lega al 36,8%, il Pd al 21,7%, M5s al 17,6%, Forza Italia al 7,3%, Fratelli d’Italia al 6,4%, +Europa al 2,9%, i Verdi al 2,3% e La Sinistra al 2%.

Sulla base di questi dati, la Lega otterrebbe una maggioranza schiacciante in entrambe le Camere, oltre ai due terzi dei seggi totali, se rimettesse in piedi la coalizione di centrodestra completa, dunque inglobando anche Fdi e Forza Italia. Alla Camera dei Deputati, il centrodestra otterrebbe 416 seggi su 618, mentre al Senato raggiungerebbe quota 210 su 309. Una maggioranza tale, rimanendo compatta, permetterebbe chi governa di approvare agevolmente anche eventuali riforme costituzionali.

Poi c’è lo scenario in cui la Lega si allea solo con Fratelli d’Italia, in una sorta di patto sovranista. Maggioranza assoluta sì, ma non quella qualificata dei due terzi. Per l’eventuale patto Salvini-Meloni ben 353 seggi alla Camera e 181 al Senato. In questo caso i gruppi di opposizione sarebbero tre, in entrambe le Camere: quello di centrosinistra (131 deputati e 61 senatori), quello del M5S (102 deputati, 50 senatori) e quello di Forza Italia (30 deputati e 15 senatori).

E se la Lega decidesse di andare da sola, tentato di sfondare quota 40% e provare a raggiungere il premio di maggioranza per un governo monocolore? Secondo i sondaggi, al momento i numeri non ci sarebbero. Con quasi il 37% dei consensi, il Carroccio sarebbe di gran lunga il primo gruppo parlamentare, con 283 seggi alla Camera e 143 al Senato. In entrambi i casi però tali numeri non sarebbero sufficienti a formare una maggioranza. Decisivi potrebbero diventare a quel punto i 62 deputati e i 31 senatori eletti con Forza Italia e Fratelli d’Italia, in una sorta di accordo post-elezioni.

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