Plodvid, questa sconosciuta. Non si offendano i suoi cittadini, ma la Bulgaria, dei paesi europei, è la meno frequentata dagli italiani.E forse anche dagli altri europei. Al massimo Sofia, la capitale, ma Plodvid… Nome peraltro impronunciabile con quella “d” e “v” attaccate. In realtà è la seconda città per abitanti, ma affondata in una pianura dell’est europeo quasi misterioso, però questa volta l’ha fatta grossa: è diventata capitale della cultura 2019, insieme a Matera.

L’idea di nominare ogni anno una o più città europee “capitali della cultura”, con l’obiettivo di fare l’Europa, molto prima di quanto si è fatto con la moneta unica, era stata dell’attrice greca Melina Mercouri. Affascinante, coraggiosa, bella e grande attrice (vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1960 con il film Mai di domenica), quando divenne Ministro della cultura nel suo Paese presentò all’Unione Europea il proprio progetto e riuscì a realizzarlo. E Atene, nel 1985, fu la prima Capitale europea della Cultura. La seconda Firenze, l’anno successivo.

L’iniziativa intende mettere in luce la ricchezza e la diversità delle culture in Europa, celebrare le caratteristiche culturali condivise da tutti gli europei, accrescere il senso di appartenenza dei cittadini europei a uno spazio culturale comune e promuovere il contributo della cultura allo sviluppo delle città.

Quindi in questo 2019 abbiamo l’italica Matera, e Plovdiv . Ed è la prima volta per una città bulgara. Glielo dovevamo. Sia perché la Bulgaria è stato l’ultimo Paese ad entrare nell’Unione europea (nel 2007), sia perché è il Paese più snobbato dagli europei. La città si è preparata all’evento con due anni di prove. Decine di eventi come test, poi nel gennaio scorso la spettacolare cerimonia di apertura e un nutrito calendario. Lo scorso maggio una bizzarra sfilata di carri sulla “via pedonale più lunga d’Europa” come sostengono qui, cioè Knyaz Aleksandar I la via principale della città, un chilometro e 800 metri. Poi gli spettacoli nel magnifico teatro romano. In tutto  programma prevede   300 iniziative e 500 eventi culturali: concerti rock, musica classica, opera, danza, un festival etnico e momenti dedicati al folklore. Nelle campagne ancora caratterizzate da vecchi villaggi le tradizioni popolari sono ancora vive. Poi l’arte contemporanea con la presenza di artisti soprattutto dell’Est Europa. La  collezione di Deutsche Telekom,  metterà a disposizione in varie sedi parte della sua immensa colazione d’arte. Un’occasione per i colti appassionati.

Plovdiv la più antica città d’Europa che l’Europa a malapena sa dove si trova. E’ piccola, ha solo 340mila abitanti seconda città bulgara dopo Sofia, di un piccolo Paese di 7 milioni di abitanti, secondo le statistiche il più povero d’Europa, affondata in un Paese che si pensa burbero, severo, cupo nell’immaginario collettivo. E forse un po’ lo é: difficile far sorridere un cameriere, o trovare commesse gioviali nei negozi. Sarà il carattere. Sense of humour piuttosto basso si direbbe. Diciamo l’opposto, che so, di un nostro effervescente napoletano. Eppure la città nel suo complesso ha un aspetto allegro, giovane, perfino dinamico. Il simbolo di questo 2019 così importante, quel “Together” piazzato nella via pedonale Knyaz Aleksandâr, dove spicca lo slogan della campagna per la Capitale Europea della Cultura.

A pochi metri, appoggiata a un muretto, c’è una statua bizzarra: il vecchio Milyo era un uomo buffo che amava sedersi in quest’angolo e attaccare bottone con i passanti, in particolare con le belle signore. La sua presenza era talmente di casa per gli abitanti che, alla sua morte, un privato decise di dedicargli questo monumento affettuoso. Il vero valore della statua, però, consiste proprio nel suo saper incarnare lo spirito di una nazione che vuole cambiare e che sa di meritarsi un nuovo posto nel mondo.   La Bulgaria punta molto sul ruolo di Plovdiv, per l’industria del turismo. E il 2019 potrebbe segnare l’inizio di una nuova era.

La più antica città europea “vivente”, con ottomila anni di storia, coeva di Troia, di Micene e delle città dell’isola di Creta. Centro dell’antica Tracia fondata dal re trace Eumolpo e per questo nel XII secolo a.C. chiamata Eumolpia. Insomma una sorpresa. Una città che è stata lungo tutta la sua storia un esempio di mescolanza di varie etnie – turchi, greci, iraniani, armeni, caucasici, mongoli, siberiani – diventate poi “bulgari” (da “bulgha”, temine di origine turca che significa mescolare). Te ne vai in giro per la città e questo mix lo percepisci attraverso le sue pietre, i suoi tesori archeologici, gli edifici di culto, le tradizioni, le facce della gente (zingari, turchi, ebrei, greci, slavi…) e le case colorate del centro storico (che datano XVIII e XIX secolo) che con la loro particolare struttura hanno dato vita allo stile “Casa di Plovdiv“.

Ha cambiato spesso nome Plovdiv: Filippopolinel 342 a.C. (da Filippo il Macedone, padre di Alessandro Magno e questo è il nome “in italiano”), Pulpuveda chiamata così dai Traci; poi Trimontium dai Romani nel 72 a.C., perché adagiata su tre colline e sorta in un luogo che aveva sette colli (ora sei perché uno è stato spianato). Il nome Plovdiv ( Пловдив, in bulgaro) è comparso infine nell’812 sotto il dominio bizantino. E non si è più cambiato.

Così ci si perde tra musei, gallerie d’arte, siti archeologici, vie rallegrate dai murales, antiche case visitabili, chiese e moschee. E il suo fascino lo si deve soprattutto all’incantevole città vecchia. Diversi artisti vivono e lavorano ancora in questo quartiere che ha resti di epoche trace, romane, bizantine e bulgare.

Da qui ci si inerpica nella città vecchia lungo la ulitsa Saborna e deviando subito a destra si raggiunge il grandioso teatro romano, costruito dall’Imperatore Traiano nel II secolo ma scoperto solo nel 1972 a causa di un improvviso smottamento del terreno. Ha una capienza di 6000 spettatori ed è il teatro più suggestivo di tutta la Bulgaria, forse di tutto l’Est europeo. Vi si tengono grandi eventi e concerti.

Nei pressi c’è la casa che ospitò il poeta Lamartine in viaggio per l’Oriente. E’ un edificio nello stile della Rinascenza bulgara, caratterizzato da piani aggettanti, cioè a sbalzo, che compensano la carenza di spazio edificabile. Salendo lungo la Suborna fino alla cittadella si incontrano altri esempi di questa architettura caratteristica. L’acciottolato si inerpica tra questi edifici barocchi costruiti dai mercanti arricchiti con la vendita dell’olio di rosa. Risalenti al XIX secolo, durante la Rinascita Nazionale, sono una ricca testimonianza del periodo che fece seguito alla dominazione ottomana durante il quale fiorirono le arti, la letteratura e l’architettura bulgare.  

Poco prima della cittadella c’è il Museo Etnografico (ospitato nel magnifico palazzo Kuyumdzhioglu) e la variopinta chiesa dei santi Costantino ed Elena.

Uno dei luoghi più stimolanti in cui passare le ore e le serate, è senz’altro “Kapana”, considerata la vera anima della città, un quartiere il cui nome significa “trappola”, nel senso che quando ci si entra, si resta addirittura intrappolati da una magica atmosfera, calda ed accogliente in un groviglio di strade e vicoli. Vecchie case spesso rinnovate, caffè d’epoca, laboratori artigiani e studi di artisti. Sono state restaurate anche le preziose  moschee, come la quattrocentesca di Imaret, e le  chiese bizantine. 

Si trova tra le colline di Taksim e Nebet, dedicato alle industrie creative moderne, negozi, gallerie d’arte, atelier, studi artistici, oltre ad affollati  ristoranti e caffè: è un gradevole labirinto di acciottolati, sottolineato dalle bandierine multicolori che sventolano da una parte all’altra delle strade, legate con fili ai balconi delle case decorate con murales festosi. E bizzarri.

Facendo una passeggiata di circa mezz’ora a piedi, si può salire sulla collina Bunarjik che ospita sulla sommità l’imponente statua di 11 metri, del soldato russo Alyosha, nome con il quale venivano chiamati i soldati russi, diminutivo di Aleksey. La vista dalla collina è spettacolare e la statua imponente. Si dice (così ci raccontava un taxista) che la città è divisa fra chi ama Alyosha e chi vorrebbe, invece, rimuovere la statua. ricordo di un regime sovietico pressante ed opprimente.

Un’altra piacevole passeggiata è nel bellissimo grande parco Tsar Simeon, con grandi alberi, fontane, panchine e statue. Bellissimo. 

Non è tutta così la città. I segni del socialismo reale, i grandi casermoni stile vecchia Urss sono nella fascia intorno alla città, che comunque ha visto una moderna espansione industriale.

E poi l’area intorno alla città. Il Monastero di Bachkovo, per esempio, appena restaurato con affreschi, preziose icone e tesori bizantini. Tra i nove siti Unesco del Paese, la città-fortezza medievale di Veliko Tarnovoe, vicino, le vestigia di Nicopolis ad Istrum,ricca colonia romana fondata nel II secolo e distrutta da Attila nel 447. Patrimonio Unesco anche la chiesa ortodossa di Bojana, sobborgo della capitale Sofia. E, volendo c’è anche Sofia, giusto per rendere omaggio alla capitale. Ci si arriva in treno o, meglio, con un’auto in affitto attraverso una campagna antica e villaggi d’altri tempi. Ma questa è un’altra storia.

Arrivare a Plovdiv non è così facile.

Il piccolo aeroporto internazionale di Plovdiv si trova a circa 15 chilometri dal centro. I collegamenti diretti, riguardano soprattutto poche destinazioni del Regno Unito, Irlanda e Russia. Il traffico aereo è limitato soprattutto al periodo invernale, per la vicinanza alle località sciistiche bulgare. Meglio, quindi, optare per l’aeroporto internazionale di Sofia, distante circa 150 chilometri. Lo scalo è ottimamente collegato, con voli diretti low coast, con le principali destinazioni europee. Dall’aeroporto la metropolitana (Terminal 2. Se atterrerete al Terminal 1, con un comodo e gratuito servizio navetta potrete raggiungere il terminal 2) vi porterà nel centro di Sofia, o alla stazione, dove ogni ora un treno collega la capitale a Plovdiv. Tragitto che dura circa due ore e mezza, puntuale ed economico: 4€ in seconda classe o 7€ in prima. E tranquillamente attraverserete campi di girasoli o di grano. Il treno si fermerà in stazioni leggermente inquietanti per l’aspetto di abbandono che le caratterizza. Si vedranno anche i nidi delle cicogna appollaiati sui tetti di case abbandonate o capannoni industriali fantasmi di un passato ormai sparito. Ci sono anche dei bus che vanno a Plovdiv ma con orari meno comodi. 

L’alternativa è noleggiare una macchina che però non sarà necessaria per visitare la cittadina bulgara, nella quale è meraviglioso vagare perdendosi nelle sua vecchie vie.  Serve solo se volete spingervi ad esplorare la campagna intorno alla città. Dalla stazione di Plovdiv al centro sono circa 20 minuti a piedi oppure contrattando la cifra, raggiungerete molto economicamente la zona del vostro albergo.

Dormire e mangiare a Plovdiv. La scelta di hotel è molto ampia. E molto economica (come tutta la Bulgaria). Per esempio una notte in un Hotel a quattro stelle cosa dai 35 ai 50 €. E spostandosi da l centro pedonale troverete anche Hotel con SPA a prezzi molto vantaggiosi. La gastronomia di Plovdiv è ricca di carne ed erbe aromatiche. Oltre a verdure e zuppe appetitose. Essenzialmente si tratta di una cucina slava, con influente turche e Bulgare. Oltre all’ottima birra anche il vino merita una certa attenzione. Il Sauvignon o il Riesling oppure il piacevole vino Mavrud rosso. Trai superalcolici la grappa Rakìa.

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