Alle 22.17 italiane del 20 luglio 1969 l’Apollo 11 portava a termine la prima parte della missione: il modulo lunare toccava il suolo e alle 4.56 il comandante Neil Armstrong diventava il primo uomo a toccare il suolo lunare.  Lo seguì a breve il collega Buzz Aldrin, mentre Mike Collins è rimasto in orbita ad aspettare i colleghi per riportarli a Terra. Quella missione memorabile, durata 21 ore e 36 minuti, ha riportato a Terra le prime rocce lunari, quasi 22 chilogrammi, le prime di una lunga serie che per decenni ha impegnato moltissimi ricercatori, anche italiani. Nel tempo quelle rocce hanno raccontato la storia del nostro satellite, nato dall’impatto catastrofico della Terra con un pianeta delle dimensioni di Marte chiamato Theia.

Le 339 foto a colori scattate dagli astronauti dell’Apollo 11 hanno fatto conoscere la Luna come nessuno l’aveva mai vista e, soprattutto, hanno mostrato la Terra che sorgeva all’orizzonte: una piccola sfera azzurra.  Quella missione faceva parte di un programma nato da una corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica senza risparmio di colpi nata e alimentata nel pieno della guerra fredda. A spingerla, però, non era stata soltanto la competizione. “Quando l’uomo decide di impegnarsi per ottenere un risultato importante, tecnologico e di conquista, riesce a farlo” e la missione Apollo 11 lo ha dimostrato, ha osservato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia.

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