Novak Djokovic vince per la quinta volta il torneo di Wimbledon annullando due match point a Roger Federer e si conferma campione dopo il titolo del 2018 contro Kevin Anderson. La vittoria per 7-6 1-6 7-6 4-6 13-12 sull’otto volte vincitore ai Championship consente al serbo di raggiungere Bjorn Borg e Lawrence Doherty nella speciale classifica nei più decorati all’All England Club. Per il nativo di Belgrado si tratta del trionfo numero 16 nei tornei del Grande Slam – a -4 dal record assoluto proprio dello svizzero – e del titolo n. 75 in carriera. Per la terza volta batte Federer in finale a Londra (4-1 il bilancio tra i due nell’atto finale di un Major e 26-22 in totale) dopo i successi del 2014 e 2015. Per Djokovic si tratta del secondo Slam nel 2019 dopo la vittoria agli Australian Open del gennaio scorso.

Una finale indimenticabile che entra di diritto tra le migliori mai giocati nella storia, in un’altalena di emozioni ad altissima intensità e qualità che ha esaltato il campo centrale di Wimbledon. Tre tie-break – tra i quali per la prima volta in assoluto il nuovo formato sul 12-12 nel set finale – per 4 ore e 57 minuti (la finale più lunga della storia di Wimbledon) e cinque set di tennis di rara bellezza nel quale ha fatto la differenza il maggior cinismo messo in campo dal tennista serbo nei momenti chiave e l’incapacità di Federer di sfruttare due match point sull’8-7 del set decisivo con il servizio a disposizione. Un epilogo quanto mai amaro per un commovente Roger Federer, che vede sfumare l’opportunità di trovare quel nono trionfo a Wimbledon che avrebbe permesso allo svizzero di raggiungere Martina Navratilova nella speciale classifica che tiene conto dei tornei maschile e femminile.

Per il 38enne di Basilea un risultato comunque oltre ogni limite. Era infatti dall’australiano Ken Rosewall (finalista nel 1974 a 40 anni sempre a Wimbledon) che un giocatore così longevo non raggiungeva una finale a Londra e negli Slam in generale. Un 21° alloro Major che Roger Federer potrà cercare ai prossimi Us Open che prenderanno il via tra un mese e mezzo. Torneo, quest’ultimo, che lo svizzero non vince dal 2008 quando superò in terzo set un giovane Andy Murray. Grazie a questo vittoria Novak Djokovic rimane il numero uno del mondo con oltre 4500 punti di vantaggio su Rafael Nadal nel ranking mondiale. Il serbo inoltre si è garantito un posto per le Atp Finals di Londra del prossimo novembre. Torneo a cui è già qualificato lo spagnolo di Manacor, mentre per lo svizzero l’accesso al torneo dei migliori otto è solo rimandato.

Termina così un’edizione di Wimbledon che non verrà ricordata solo per una finale memorabile ma anche per le polemiche che sono sorte riguardo alla lentezza dei campi in erba dell’All England Club. Tra le discussioni che si sono levate particolarmente rumorose sono state le parole di Milos Raonic, finalista a Londra nel 2016 ed eliminato quest’anno dal sorprendente argentino Guido Pella negli ottavi di finale: “Credo che gli Us Open siano i più rapidi, insieme con l’Australian Open se la temperatura è elevata. Non gioco a Parigi da un po’ di tempo, ma se fa caldo le condizioni possono essere davvero rapide. Considerando che qui a Londra il tempo è stato relativamente poco piovoso e ugualmente piuttosto soleggiato, è davvero indicativo che il campo sia così lento”. Oltre a quelle meteorologiche, un’altra delle possibili cause di questo rallentamento della superficie verde può essere rintracciato nella composizione delle palline da gioco oppure nel modo con cui i giardinieri del club tennistico più esclusivo del mondo sono riusciti a far crescere l’erba.

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