Tre le punte della Stella per altrettante sfumature di berlina: Classe C, CLA e ora anche Classe A Sedan che, arrivata sul mercato a inizio anno, ha completato la gamma di quelle che a Stoccarda chiamano “Baby-Benz”, ovvero le piccole tre volumi a coda corta della Casa tedesca. I tre modelli a una prima occhiata potrebbero quasi apparire indistinguibili, ma in realtà rappresentano tre anime diverse del segmento delle berline.

E seppure il mercato italiano non sia “affamato” di questo genere di carrozzeria, in qualche modo negli anni ne è rimasto comunque affascinato, come dimostrano i dati di vendita delle compatte nel 2018: 609 mila unità in tutto il mondo, di cui oltre 34 mila vendute nel bel paese. Merito della personalità propria che i designer di Mercedes sono riusciti a conferire a ciascuna.

Pur originando dallo stesso DNA fatto di eleganza e comfort, a guardarle l’una accanto all’altra e a guidarle una dopo l’altra, si capisce come ciascun modello sia in grado di rispondere ad esigenze diverse e, di conseguenza, di vestire i panni di una clientela differente. L’ultima arrivata, la versione Sedan della Classe A, è lunga 4,55 metri e possiede una spiccata personalità giovanile: all’interno comfort e cifra tecnologica si fanno sentire forte e chiaro, a partire dalla configurazione di una plancia “a tutto schermo” (che incorpora strumentazione e infotainment), per finire ai comandi di assistenza vocale integrata.

Ciò che definisce ancora meglio l’attenzione al dettaglio di questa ultima Baby-Benz – motorizzata con un turbodiesel 1.5 da 116 Cv o un turbobenzina 1.3 da 136 Cv – è, però, il coefficiente aerodinamico di 0,22: un record per una berlina, soffiato peraltro alla sorella CLA, che ora ha Cx 0,23. Su strada la Classe A Sedan sfoggia un’agilità niente male, condita da una aderenza rassicurante.

Non meno votata all’hi-tech è la CLA (che eredita la configurazione interna da Classe A e relativa versione Sedan), anche se il punto forte di questa coupé a quattro porte è sicuramente la linea identificata nel frontale dalla cosiddetta “Predator Face”: quest’ultima è stata un po’ la rampa di lancio verso un ringiovanimento del marchio premium tedesco, nonostante le dimensioni siano da pubblico abbastanza adulto, visti i 4,7 metri di lunghezza. Dal momento del lancio nel 2013 sono state vendute in Italia più di 24 mila CLA e 10 mila di queste sono state Shooting Brake: dato che inverte il trend che vedeva il segmento delle tre volumi scendere di quota. La CLA fa quasi le stesse cose della Classe A Sedan, ma è un filo più gustosa nel design e nella guida, senza rinunciare a spaziosità e comfort.

La Classe C, invece, è appena un centimetro più lunga della CLA ma non ha le stesse pretese da sportiva. Pure se ne avrebbe il talento, vista anche la meccanica a trazione posteriore. Certo, l’aerodinamica è un filo meno avanzata (Cx 0,25) e l’impostazione generale più seriosa, da classica, spaziosa ed elegante berlina di foggia tradizionale. Un ulteriore indizio per capirlo – se davvero ne servisse uno – è la strumentazione: delle tre sorelle, la C è l’unica che presenta un quadro dal piglio ancora analogico, pur essendo anche questo oramai divenuto digitale.

A chiarire il posizionamento di ciascuna, comunque, ci pensano i prezzi: si parte da 32 mila euro per la Classe A Sedan, da 38 mila per la CLA e da 45 mila per la Classe C, tutte con i propulsori diesel rispettivamente 180d, 220d e 200d.