Le misure di protezione esistenti – cioè le scorte – verranno razionalizzate, i criteri per le tutele personali saranno più stringenti. A stabilirlo è la nuova direttiva firmata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. In un anno ci saranno 49 dispositivi in meno, 203 agenti assegnati ad altri servizi e tagli alle auto blindate: “Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi è davvero a rischio – ha detto Salvini – ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle Forze dell’Ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini”.

L’obiettivo del provvedimento è “rendere più efficiente il servizio sia per personale impiegato che per risorse utilizzate. Competenti a decidere sulle scorte sono appositi uffici all’esito dei riscontri informativi. Si tratta di atti amministrativi e non politici”. “Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi è davvero a rischio – dichiara Salvini – ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle Forze dell’Ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini”. Adesso bisognerà capire quali saranno le 49 scorte tagliate. A chi cioè il ministero ritirerà la protezione e secondo quali criteri.

La riduzione delle scorte, già avviata nei mesi scorsi, aveva creato diverse polemiche. A febbraio scorso era stata annunciata la revoca della protezione a Sandro Ruotolo, il giornalista sotto scorta dal 2015 per le minacce del boss dei Casalesi Michele Zagaria, che, intercettato, aveva affermato di volerlo “squartare vivo”. La revoca era poi stata sospesa dopo le critiche e la mobilitazione che si era avviata a seguito l’annuncio. Nei mesi prima era stata revocata ogni forma di protezione all’ex pm della Trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, e al capitano Ultimo, Sergio De Caprio, il carabiniere che catturò Totò Riina, che l’ha riottenuta solo grazie un ricorso al Tar.

Salvini, inoltre, in passato aveva più volte messo in dubbio l’utilità della scorta di Roberto Saviano. Nel 2018 aveva annunciato la revoca della scorta a al giornalista sotto scorta da 13 anni: in diretta su Agorà il ministro dell’Interno aveva affermato che “saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”.

Intanto, una prima razionalizzazione delle misure di protezione ha già portato a un calo di diverse unità impiegate nelle tutele personali tra il 2018 e il 2019: al primo giugno 2018, secondi i dati diffusi dal Viminale, le misure per le tutele personali ammontavano a 618, con l’impiego di 2.218 donne e uomini delle forze di polizia, oltre a circa 230 agenti utilizzati per le cosiddette vigilanze fisse ad abitazioni e luoghi di lavoro, 434 le auto blindate fornite, 266 le vetture non specializzate. Un anno dopo, al primo giugno 2019, le misure di sicurezza sono 569 con un calo di circa il 9% del numero di agenti utilizzati sia per le scorte personali che per le vigilanze fisse. I dati precisi sono di 2.015 le unità delle forze di polizia impiegate (203 in meno rispetto a dodici mesi prima), oltre a 211 per le vigilanze fisse, 404 le vetture blindate e 234 le non specializzate.

La regione con più tutele è il Lazio con 209 misure di protezione nel 2018 e 173 nel 2019, subito dopo c’è la Sicilia con 142 nel 2018 e 124 nel 2019. Le categorie maggiormente tutelate sono magistrati, imprenditori e diplomatici, oltre a politici, giornalisti e alti dirigenti dello Stato. In particolare, al primo giugno 2018 risultavano protetti 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori e 28 diplomatici. Dopo un anno il numero dei magistrati tutelati non ha subito variazioni, i politici sono scesi a 58, gli imprenditori a 32 e i diplomatici a 27.

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