Solo il 23 novembre scorso il premier Giuseppe Conte aveva intervistato a Napoli Sandro Ruotolo – e con lui altri due giornalisti campani che hanno subìto pesanti intimidazioni, Salvatore Minieri e Nello Trocchia – per discutere in pubblico di quanto sia difficile fare giornalismo libero, di inchiesta, sulle mafie e il malaffare, e dare un segnale di solidarietà del governo ai cronisti minacciati. Un segnale che pare caduto nel vuoto. Da lunedì Sandro Ruotolo rimarrà senza scorta. Revocato anche il quarto livello di protezione – agente e auto non blindata – che dal maggio scorso era stato disposto per il giornalista che Michele Zagaria vorrebbe ‘squartare vivo’, parole del boss del clan dei Casalesi intercettate in un colloquio in carcere a Milano nel 2014.

Zagaria era furioso per una puntata di Servizio Pubblico in cui Ruotolo aveva riferito dei suoi contatti con i servizi segreti negli anni dell’emergenza rifiuti in Campania. Fu il pm della Dda di Napoli Catello Maresca, il magistrato che coordinò la cattura di Zagaria, a comunicare alla Prefettura le minacce e il pericolo in corso. E così il 4 maggio 2015 fu disposta la scorta di terzo livello, con l’auto blindata, per uno dei più celebri inviati delle trasmissioni di Michele Santoro, un collega che ha scritto pagine di storia di giornalismo indipendente, che ha scavato a fondo sulle mafie di tutti i territori.

La notizia della revoca della scorta a Ruotolo circolava in ambienti giornalistici sin dalla mattinata di stamane, ed è diventata pubblica pochissime ore fa con un tweet dell’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie. E anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento”. Orlando quindi collega la decisione con alcune recenti inchieste condotte da Ruotolo sulla testata Fanpage.it, molto critiche sul ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui meccanismi della sua propaganda e sulle sue politiche contro l’immigrazione.

Ruotolo non commenta. Ma dagli ambienti a lui vicini trapela la sua amarezza per il provvedimento, che dice di rispettare e contro il quale non farà ricorso al Tar, ma che sostiene di non condividere, sentendosi ancora molto esposto, sia per le minacce di Zagaria, boss mai pentito di un clan ancora in attività, sia per i suoi molteplici ruoli. È infatti presidente dell’Unione Cronisti della Campania (regione con il più alto numero di giornalisti minacciati) e presidente del comitato di inchiesta sulla camorra del Comune di Napoli, su nomina del sindaco Luigi de Magistris, che è stato tra i primi a protestare per la revoca della scorta.

Chi è amico e collega di Ruotolo e lo affianca nella sua nuova avventura a Fanpage ne ha raccolto alcune confidenze e i timori per il prosieguo del suo lavoro di giornalista investigativo nei luoghi di camorra. In questi giorni Ruotolo stava lavorando a un’inchiesta di approfondimento sui misteri del sequestro di Ciro Cirillo ed era stato anche ad Ottaviano a intervistare Rosetta Cutolo, la sorella del boss della Nco Raffaele Cutolo. Ruotolo ha già fatto sapere al direttore di Fanpage.it, Francesco Piccinini, che in certe aree del napoletano e del casertano non metterà più piede. Fino al punto di ipotizzare che la sua carriera di giornalista d’inchiesta potrebbe concludersi qui.

Ruotolo non è l’unico. Nei mesi scorsi è stata revocata ogni forma di protezione all’ex pm della Trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, e al capitano Ultimo, alias Sergio De Caprio, il carabiniere che catturò Totò Riina (De Caprio l’ha riottenuta solo grazie un ricorso al Tar). E quando il 18 gennaio scorso Salvini è stato ad Afragola per fronteggiare l’emergenza racket, dalla folla gli hanno urlato “elimina Saviano, toglili la scorta”. Come peraltro più volte Salvini ha in passato ‘promesso’ al suo elettorato. Ed ora arriva il provvedimento sul caso dell’ex inviato di Santoro.