L’Anac pubblica il catalogo dei rischi corruttivi in sanità: ora la politica inizi a occuparsene
L’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha licenziato con Delibera 318 del 29 luglio scorso il “Catalogo dei rischi corruttivi e delle misure di prevenzione nel settore sanitario”, mutuato dallo studio dell’Osservatorio Gimbe del maggio scorso dal titolo Frodi e abusi in Sanità: 65 tipologie di frodi e abusi suddivise in nove categorie che comprendono tutto lo spettro delle attività economiche – dirette e indirette – in ambito sanitario.
Se Anac è intervenuta in modo così dettagliato, forse significa che le segnalazioni di eventi corruttivi o presunti tali devono proprio essere parecchie, nella varietà e nel numero. La sanità è una delle voci di spesa più rilevanti del Bilancio dello Stato: 139 miliardi di euro l’anno, il 6,3% del Pil a cui si aggiungono i 46 miliardi l’anno pagati di tasca loro dai cittadini. Quasi fisiologico che interessi e maneggi si sviluppino proprio lì.
Per capire il rilievo della Delibera Anac sono andato a guardare i Piao – Piani Integrati di Attività e Organizzazione delle Aziende Sanitarie, comprensivi di Rischi corruttivi e trasparenza – della mia Regione, il Piemonte. Non vi ho trovato nessun riferimento a nessuno dei rischi corruttivi trattati da Anac, ma i Responsabili aziendali dell’Anticorruzione e della Trasparenza (pagati per questo) non avevano certo bisogno di Anac per monitorare alcune attività vulnerabili di loro stretta competenza. Di qualche vicenda mi sono proprio occupato di persona su questo blog.
1) Affidamenti Diretti. Consistono nell’assegnazione di un contratto senza una vera e propria procedura di gara, quando l’importo della prestazione o del lavoro affidato è sotto la soglia di 140.000 € per la fornitura di servizi, 150.000 € per i lavori pubblici, Iva esclusa. Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Novara, oltre a prodezze precedenti nello stesso segno – nell’ambito di una procedura di gara per la realizzazione di un nuovo ospedale e su proposta di un consulente (incarico da 130.000 € + IVA) – ha nominato con sua Delibera (n. 458 del 24/06/25) il Collegio Consultivo Tecnico, previsto dal Codice dei Contratti Pubblici, scegliendo in modo fiduciario i componenti; a ognuno vanno 133.883,39 € e 139.272 al Presidente, più Iva.
Il Collegio ha operato tra il 17 e il 22 luglio 2025, giorno in cui è stato condiviso il parere, composto da 15 pagine, successivamente inviato dal Presidente al Direttore generale dell’AOU. Non ho trovato traccia del monitoraggio del Responsabile aziendale Anticorruzione avente ad oggetto questo provvedimento, al limite della soglia per incaricare direttamente qualcuno senza mettere a gare.
2) Attività Libero Professionale Intramoenia. Nel 2022 la Procura di Torino ha avviato una inchiesta sul modo in cui l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino – una delle più grandi, con un bilancio che supera 1,2 miliardi l’anno – aveva gestito l’Attività Libero Professionale Intramoenia (Alpi) dei medici dipendenti. L’inchiesta è terminata nell’ottobre 2024 col rinvio a giudizio di 16 tra Direttori Generali, Amministrativi, Sanitari e dirigenti apicali di strutture aziendali. Nelle 853 pagine dell’ultimo Piao dell’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino, a 4 anni dallo scandalo, non sono riuscito a trovare procedure o attività specifiche tese ad impedire il ripetersi dei fatti che hanno portato al processo in corso a Torino.
3) Liste d’attesa. Per evitare che le liste d’attesa pubbliche si allunghino a favore delle visite private a pagamento, l’intramoenia del medico non può superare quella delle prestazioni erogate in azienda e la libera professione deve essere resa fuori dall’orario di lavoro contrattuale, 38 ore settimanali. Il Direttore Generale dell’Azienda o la Regione possono decidere il blocco dell’attività libero professionale se si superano i limiti previsti dai Livelli Essenziali di servizio. Non ricordo nessuna iniziativa di questo tipo in Piemonte neanche quando è diventato di pubblico dominio il caso di un urologo piemontese che per due anni ha superato per la sola Alpi la cifra di 1.3 milioni di euro.
4) Trasparenza. A livello aziendale, il Responsabile della Prevenzione della Corruzione è anche la persona che si occupa della trasparenza. Anche lei non gode di buona salute: il quadro normativo è chiaro (Dlgs n.33 del 2013), la pratica è troppo spesso molto lontana dalle leggi. Per fare un esempio, l’art. 7 del Dlgs n. 33/2013 stabilisce che tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria o resi disponibili tramite l’accesso civico, devono essere in formato aperto, per garantirne l’immediata riusabilità a tutti coloro che sono interessati a farlo. Sono entrato nella sezione dell’Amministrazione Trasparente della Aou Città della Salute e della Scienza di Torino per accedere al Bilancio Consuntivo che mostra quanto e come l’Azienda spende le risorse per le attività di competenza.
Ho scoperto che il Consuntivo 2025 non è ancora stato adottato. L’anno scorso l’allora Commissario Straordinario Thomas Schael è stato cacciato ad agosto perché non aveva ancora firmato il consuntivo dell’anno prima. Qualcuno dell’opposizione in Regione se ne è accorto?
Mi sono accontentato di quello disponibile, il Consuntivo 2024, 507 pagine, adottato con la Deliberazione del Direttore Generale n. 0001442 del 04/11/2025. Dalla pagina 237 alla 309 riporta la Relazione del Direttore Generale sulla gestione 2024, un assemblaggio di fotocopie inservibile che non rispetta le regole del citato art. 7. Non è la prima volta che accade e non è nemmeno l’unico caso di un atto reso in un testo difforme da quello previsto, quindi non riusabile. Eppure la Città della Salute di Torino conta un numero di dipendenti compreso tra 8.400 e 9.400 di cui: 1.300-1500 ruolo tecnico e 500-600 ruolo amministrativo.
Nonostante Anac, l’unica speranza è che la buona politica smetta di stare alla finestra e si occupi di questi temi. Solo così i dirigenti e i funzionari, capendo che è cambiata l’aria, lavoreranno meglio per la collettività che paga loro gli stipendi.