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Il decreto di Meloni non c’è, lo sconto neppure: il prezzo del gasolio torna a 2,25 euro al litro. “Il governo tradisce la promessa fatta ai cittadini”

Senza il rinnovo dell’agevolazione fiscale sulle accise, che doveva arrivare entro mezzanotte, i prezzi alla pompa aumentano di 6 centesimi. Anche la benzina torna sopra i 2 euro. La protesta di Unione consumatori. Finito dopo una settimana "l'effetto Eni"
Il decreto di Meloni non c’è, lo sconto neppure: il prezzo del gasolio torna a 2,25 euro al litro. “Il governo tradisce la promessa fatta ai cittadini”
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La mezzanotte è scoccata, il rinnovo non c’è stato e lo sconto di 6,1 centesimi al litro sul gasolio è scaduto. Il risultato? Dopo appena una settimana dalla sua introduzione trionfalistica, il tetto al prezzo dei carburanti istituito dall’Eni è stato già sfondato: ora il gasolio costa 2,25 euro al litro, la benzina 2,05 euro. D’altronde, l’azienda del cane a sei zampe lo aveva scritto: il limite ai prezzi era “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore”. E a partire dalla mezzanotte del 6 ottobre, l’agevolazione non c’è più, il governo Meloni non l’ha rinnovata. L’accisa sul gasolio è tornata al livello “normale”, in vigore dal primo gennaio scorso, a 672,90 euro per mille litri, con un aumento di 50 euro per mille litri. Alle pompe Eni significa, Iva inclusa, sei centesimi in più al litro. Una doccia fredda per i cittadini, che speravano di aver visto fermarsi, almeno per qualche tempo, l’ascesa dei prezzi. E “una promessa tradita dal governo”, secondo le associazione dei consumatori.

La possibilità di una proroga dello sconto, attraverso l’attivazione delle accise mobili, è tramontata a mezzanotte, quando sulla Gazzetta ufficiale non è comparso l’atteso decreto a doppia firma – quella del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e del ministero dell’Economia – che avrebbe dovuto attivare il meccanismo grazie all’extra gettito. “Il tradimento del governo, che a differenza di quanto promesso dalla premier il 16 settembre, non ha ancora fatto scattare il sistema delle accise mobili, ha prodotto i suoi primi effetti negativi, invertendo una discesa virtuosa dei prezzi dei carburanti che durava dal 27 settembre, dopo la prima decisione delle compagnie petrolifere di applicare uno sconto”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori.

L’impatto promette di farsi sentire su tutta la rete. Questa mattina 6 ottobre, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio dei carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,043 euro al litro per la benzina (-5 millesimi rispetto a ieri), 2,244 euro per il gasolio (+2), 0,763 euro per il Gpl (+4) e 1,905 euro al kg per il metano (+2). “Per ora il rialzo è minimo – prosegue Dona -, 5 cent per un pieno di gasolio da 50 litri in autostrada e 10 cent nelle strade normali secondo le medie Mimit, ma il fatto grave è che la benzina invece cala e molto di più: 40 cent a rifornimento in autostrada e 25 cent nella rete stradale. Quindi vuol dire che se lo sconto di 5 cent sul gasolio fosse stato mantenuto anche il gasolio sarebbe sceso. Insomma, il conto che sono costretti a pagare gli automobilisti traditi è dato dal divario tra i due andamenti”, conclude Dona. Sulla rete autostradale, infatti, il prezzo medio self è di 2,054 euro al litro per la benzina (-8), di 2,267 euro per il gasolio (+1), 0,888 euro per il Gpl (+1) e 1,837 euro al kg per il metano (+9).

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