“Senza gli arresti dovuti al proibizionismo il sistema penitenziario italiano rientrerebbe nella legalità costituzionale“. Ad affermarlo sono i curatori del decimo “Libro Bianco” sulle droghe, presentato oggi alla Camera dei Deputati in occasione della Giornata della lotta alla droga e al narcotraffico: “La tendenza alla crescita della popolazione carceraria – ha detto Stefano Anastasia, uno dei curatori del testo – è sempre trainato dalla legge sulla droga. È di fatto lo strumento con cui si riempiono e si svuotano le carceri. E in questo periodo le carceri piacciono piene”.

Il libro – promosso da Associazione Luca Coscioni, La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA – passa in rassegna trent’anni di leggi e politiche in materia di droga e raccoglie i dati relativi al 2018. In Italia la media degli arresti per reati connessi alle droghe è del 30%, rispetto a una media mondiale intorno al 20%. Numeri dovuti, secondo il Libro Bianco, al Testo unico sulle droghe, la cosiddetta legge Jervolino-Vassalli, che viene messa sotto accusa come la principale causa di ingresso nelle carceri: 14.118 dei 47.258 ingressi in carcere nel 2018 sono stati causati da imputazioni o condanne per detenzione di sostanze illecite a fini di spaccio. Altri 5.488 per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, solo 940 esclusivamente per traffico di droga.

Inoltre, si legge nel libro, solo l’1.14% degli incidenti stradali avviene per guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. E anche i dati della sperimentazione dello screening rapido su strada indicano che a poco più dell’1% dei conducenti risulta positivo ai test. Di questi una media superiore al 20% viene “scagionato” dalle analisi di laboratorio.

Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha affermato che è necessario accrescere l’azione e la cooperazione a livello nazionale e internazionale per combattere l’abuso e il traffico illecito di droga: “Il grave ed allarmante fenomeno della tossicodipendenza, che ha assunto nel tempo nuove e più insidiose forme di penetrazione, di accesso e di assuefazione e che colpisce tanti ragazzi in situazioni di difficoltà materiale, psicologica e ambientale, esige il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e di controllo da parte delle istituzioni”, ha affermato. “All’impegno dello Stato non può non affiancarsi – ha aggiunto Mattarella – l’opera insostituibile delle famiglie, della scuola e di quel vasto e articolato settore del volontariato che ha saputo spesso offrire speranza e fiducia attraverso un’efficace azione di prevenzione, di educazione, di recupero e di reinserimento sociale“.

Sul tema della tossicodipendenza nel Libro Bianco viene riportato che quasi il 28% dei detenuti sono ritenuti tossicodipendenti: una percentuale che supera il picco raggiunto dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), numeri successivamente riassorbiti grazie a interventi legislativi correttivi. Secondo Susanna Marietti, coordinatrice dell’associazione Antigone, “i Paesi dove più si persegue la criminalizzazione delle tossicodipendenze sono anche quelli dove inevitabilmente si hanno i costi più alti in termini di salute. La repressione attorno alla droga costa circa 100 miliardi l’anno e ad avvantaggiarsene sono solo i grandi cartelli criminali”.

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