La maggioranza Lega-M5s alla Camera ha chiesto al governo di “sospendere le esportazioni di bombe d’aereo, missili e la loro componentistica che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen“. La mozione, presentata dai due gruppi politici e che dovrebbe essere votata a Montecitorio nei prossimi giorni, chiede anche di “valutare l’avvio e la realizzazione di iniziative finalizzate alla futura adozione, da parte dell’Unione Europea, di un embargo mirato sulla vendita di armamenti ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, prevedendo al contempo consultazioni con gli altri Stati membri dei consorzi internazionali in relazione ai programmi di coproduzione industriale intergovernativi attualmente in essere”.

La richiesta dei gruppi politici arriva pochi giorni dopo la decisione della Gran Bretagna di sospendere l’export verso i Paesi coinvolti nel conflitto yemenita e dovrà, nel caso in cui la mozione venga approvata, trovare l’impegno del governo a dettare una nuova linea politica all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama), l’organismo che fa capo al ministero degli Esteri e che si occupa di verificare il rispetto delle leggi e, quindi, di dare l’ok a esportazioni e commesse verso altri Paesi. Pur rimanendo all’interno dei limiti imposti dalla legge, Uama opera comunque seguendo l’indirizzo politico dettato dal governo.

E la legge intorno alla quale ruota la discussione riguardante l’export di armamenti è la n.185/90 che il Movimento 5 Stelle ha più volte dichiarato di voler modificare, e che vieta l’esportazione o il transito di armamenti, tra gli altri, “verso i Paesi in stato di conflitto armato, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere”, “verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea” e “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani“. Il cavillo sul quale giocano i contrari al blocco dell’export verso i due Paesi del Golfo è che entrambi, pur guidando la coalizione araba che combatte i ribelli Houthi in Yemen, non sono considerati Paesi in guerra perché formalmente non impegnati in un conflitto sul proprio suolo o su quello di un altro Paese. 

La maggioranza, continua il testo della mozione, impegna il governo “a continuare ad assicurare un’applicazione rigorosa delle disposizioni della legge 9 luglio 1990, n. 185” sul commercio delle armi e “a proseguire, in tutte le sedi competenti, l’azione volta a ottenere l’immediato cessate il fuoco e l’interruzione di ogni iniziativa militare in Yemen, continuando a sostenere, in particolare, l’iniziativa dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, affinché si giunga quanto prima al ritiro delle truppe in campo“. Infine, M5S e Lega chiedono di “proseguire, con i partner internazionali, nell’azione umanitaria coordinata sotto la guida delle Nazioni Unite per alleviare le sofferenze della popolazione yemenita, come stabilito nella terza conferenza dei donatori che si è svolta a Ginevra“.

Dopo la decisione del Regno Unito, anche il Pd, che durante il governo Renzi ha firmato l’autorizzazione alla più grande commessa singola della storia del dopoguerra italiano, 411 milioni di euro di armamenti prodotti dalla Rwm Italia di Domusnovas che corrispondono a circa 20mila bombe da inviare a Riyad, ha chiesto lo stop all’export verso le petromonarchie del Golfo: “Il Regno Unito ha sospeso la vendita di armi all’Arabia Saudita, unendosi così alla lista di otto Paesi tra cui Germania, Austria, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Belgio, Svizzera e Olanda. L’Italia invece tace. Il governo non può più restare indifferente, soprattutto dopo la pubblicazione di ieri del rapporto Onu sulla morte di Kashoggi, rispetto alla natura del governo saudita e riguardo alla situazione dello Yemen. Il Pd ha depositato una mozione in Aula” alla Camera, in discussione la prossima settimana “per chiedere la sospensione della vendita delle armi e ci auguriamo che il governo prenda una posizione. Speriamo che almeno il M5s, che nella passata legislatura si dichiarava a favore dello stop alla vendita di armi, ascolti la propria coscienza invece di tutelare la Lega”, ha dichiarato Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri della Camera.

Nella relazione sull’export italiano di armamenti 2018 “non figurano provvedimenti relativi a sospensioni, revoche o dinieghi per esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita posti in atto nel 2018 dal governo Conte – secondo quanto riporta Giorgio Beretta dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (Opal Brescia) – Sono invece riportate nell’allegato del ministero degli Esteri 11 autorizzazioni per l’Arabia Saudita del valore totale di 13 milioni di euro e, nell’allegato dell’Agenzia delle Dogane (Mef), 816 esportazioni effettuate nel 2018 per un valore di 108 milioni di euro“.

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