“Nel processo decisionale il governo ha compiuto un errore di diritto riguardo a un aspetto significativo”. Ovvero “non è giunto a valutazioni conclusive sul fatto che la coalizione guidata dai sauditi avesse commesso violazioni del diritto internazionale umanitario in passato, durante il conflitto in Yemen, e non ha fatto nessun tentativo di giungervi”. I ministri, cioè, non hanno valutato correttamente il contributo delle armi vendute all’Arabia Saudita alle vittime civili nei bombardamenti indiscriminati condotti da Ryad nello Yemen. Per questo motivo la Corte d’appello di Londra ha dichiarato illegale la procedura finora seguita e il governo britannico ha deciso di sospendere l’ok al via libera di nuove forniture di armi alla monarchia dei Saud e agli altri Paesi della coalizione coinvolta nella guerra. Lo ha annunciato il ministro del Commercio Estero, Liam Fox, alla Camera dei Comuni, precisando tuttavia che l’esecutivo non condivide il parere dei giudici e intende far ricorso di fronte a un terzo grado di giudizio contro la sentenza.

“Il governo non autorizzerà altre licenze per l’esportazione (di armi) all’Arabia Saudita e ai partner della sua coalizione” finché non formalizzerà le sue decisioni su come procedere a livello legale, ha precisato Fox. Secondo il ministro, il verdetto di oggi “non stabilisce se le decisioni del governo sull’autorizzazione delle licenze (passate) siano state giuste o sbagliate, ma riguarda la razionalità del processo adottato per raggiungerle”. E comunque “non mette in discussione i criteri fin qui seguiti, e condivisi con gli Stati membri dell’Ue”, per evitare una palese violazione formale del “diritto umanitario internazionale”.

Al di là dei tecnicismi, tuttavia, la sentenza odierna nasce da un ricorso dei pacifisti di Campaign Against Arms Trade che denunciavano come gli armamenti britannici (come quelli di altri Paesi occidentali) esportati in Arabia Saudita fossero stati in effetti usati da Ryad per bombardamenti sanguinosi e indiscriminati sullo Yemen, anche contro i civili, denuncia condivisa alla Camera dall’opposizione laburista. In ogni caso la decisione del tribunale non comporta l’immediata sospensione delle licenze già concesse.

“Questa sentenza è una rara buona notizia per la popolazione dello Yemen – ha commentato Lucy Claridge, direttrice del programma Contenziosi strategici di Amnesty International – In quattro anni di guerra devastante, gli indiscriminati attacchi aerei della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita hanno ucciso migliaia di civili e abbattuto case, scuole e ospedali”. “Per la prima volta un organo di giustizia del Regno Unito ha riconosciuto che proseguire i trasferimenti di forniture militari all’Arabia Saudita è un rischio per lo Yemen”, ha aggiunto Claridge.

Secondo l’ong Armed Conflict Location & Event Data Project sono almeno 91.600 le persone che hanno perso la vita in Yemen da quando, nel marzo del 2015, è iniziato l’intervento militare della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita contro i miliziani sciiti Houthi. La coalizione, secondo la ong, è responsabile della morte di oltre ottomila civili su un totale di 11.700 vittime. Solo quest’anno sono state uccise 11.900 persone, contro le 30.800 del 2018, finora il bilancio annuale di vittime più alto. Il bilancio non comprende chi ha perso la vita a causa del disastro umanitario causato dal conflitto, e in particolare per fame.

Il Senato Usa vota lo stop alla vendita a Ryad – Il Senato degli Stati Uniti, controllato dai repubblicani, ha votato a favore del blocco alle vendite di armi all’Arabia Saudita e ad altri alleati arabi, in un duro colpo per il presidente Donald Trump. Con 53 voti contro 45 i senatori hanno approvato la prima di tre risoluzioni che impedirebbero le vendite per 8,1 miliardi di dollari annunciate quest’anno.

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