I vescovi erano a conoscenza degli abusi sui minori ma, scrive il giudice, non hanno denunciato. Così cinque vittime, tramite l’associazione Rete l’Abuso, hanno chiesto quasi cinque milioni di euro di danni alla diocesi di Savona. La richiesta di risarcimento riguarda cinque casi di pedofilia per i quali è stato condannato, nel 2012, don Nello Giraudo. I casi riguardanti il sacerdote, poi caduti in prescrizione, partono già dalla fine degli anni ’80: il prete si è spostato di parrocchia in parrocchia senza che la Chiesa facesse nulla e addirittura, nel 1992, gli fu concesso di aprire una comunità per bambini disagiati a Feglino, nel savonese.

L’unica segnalazione su don Giraudo l’aveva fatta l’ex vescovo di Savona, il cardinal Domenico Calcagno, che aveva scritto una lettera al futuro Papa Benedetto XVI denunciando il caso: “Se posso lo tengo lontano dai bambini”. Ma alla lettera non era arrivata risposta e non era stata fatta nessuna denuncia ufficiale. Né dal cardinal Calcagno né da altri altri vescovi. Da questo aspetto parte la causa civile per la mancata denuncia, e quindi tutela delle vittime, da parte dei vescovi che sapevano degli abusi. A scriverlo nero su bianco è stato il gip Fiorenza Giorgi nel provvedimento di archiviazione per sopraggiunta prescrizione nei confronti dell’ex vescovo Dante Lafranconi. Secondo il giudice, emerge con chiarezza “come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori“.

Ad essere chiamata in giudizio è quindi direttamente la diocesi di Savona, “la cui omissività – secondo Rete Abuso – ha permesso che don Nello Giraudo (denunciato dall’allora vescovo di Savona Giulio Sanguineti già lo stesso anno dell’ordinazione sacerdotale) continuasse per quasi 30 anni ad abusare dei minori a lui affidati”. A chiedere i danni sono cinque vittime: “Sono state depositate le prime 2 istanze – afferma Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso – e in settimana depositeremo le altre 3, che riguardano ragazzi che erano stati precedentemente tolti alle famiglie e affidati dai servizi sociali sotto la tutela di Giraudo”.

“In Italia – prosegue Zanardi – la decisione per quantificare l’indennizzo è data da due tabelle dell’ordine dei medici, quella del Lazio e quella della Lombardia. Si fa una perizia medico-legale e si stabilisce l’entità del danno biologico sulla base del quale si calcola l’indennizzo. Tra le vittime quella che ha il danno minore ha il 65% di danno biologico riconosciuto, per un singolo episodio. I 5 procedimenti civili sono seguiti dagli avvocati dell’associazione, Francesca Rosso ed Elena Peruzzini”. La prima udienza è in programma il 15 novembre.

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