C’è una statua sul lungolago di Montreux, davanti alla Piazza del Mercato, sul quai de la Rouvenaz. Una di quelle statue celebrative di solito raffiguranti padri della patria, condottieri, fondatori di città. Classicamente in bronzo, grandezza naturale, il più possibile realistica, come si deve fare. Ma stavolta niente condottieri a cavallo, cosa ci hanno messo gli svizzeri? Freddie Mercury, proprio lui, il mitico leader di Queen, pugno alzato nella classica posa quando saliva sul palco, corpo slanciato, che sembra di vederlo mandare in visibilio la folla dei fans. Opera della scultrice Irena Sedlecká che è riuscita a farlo rivivere, quasi a farlo muovere. Nonostante il freddo bronzo. Che uno proprio non se l’aspetta un Freddie Mercury in bronzo.

C’è una storia dietro. Non si capita per caso da queste parti. Luoghi dolci, fiori, colline, vigneti. Un lago sereno, il Lemano (o di Ginevra), un clima rilassante. Le Alpi più maestose a far da scenario. Perfino un microclima favorevole. Se Hemingway ci era passato (ma lui è passato dappertutto), e anche Charlie Chaplin, il solito lord Byron, e Victor Hugo, oltre a una manciata di filosofi in cerca della verità, Igor Stravinskij, e poi se n’erano andati, Mercury si era fermato. Quando, malato, aveva cercato un luogo sereno come buen retiro. “Se vuoi la pace della mente vieni a Montreux” e uno invece pensa che ci siano solo rigorosi svizzeri, qualche formaggio e cioccolata ovunque. Proprio la Svizzera, uno si chiede. Aveva comprato una casetta a lago, i Queen anche un celebre studio di incisioni, i “Mountains Studios” (oggi visitabili all’interno del Casinò cittadino e che ospitano una mostra permanente: Queen, the Studios Expercience), e la copertina di uno degli album più belli “Made in Heaven”, 1995 (uscito postumo, 4 anni dopo  morte del cantante) compare Freddie nella posa classica e il lago che lo aveva ispirato sullo sfondo. Montreux non aveva detto di no quando nel 1996 una fondazione legata a Mercury volle donare la statua alla città.

Il 28 di giugno in questo 2019 inizia presso il Montreux Music & Convention Centre, la 53 esima edizione di uno dei Festival Jazz più importanti del mondo. In realtà ospita ogni genere musicale, democraticamente. Rock, pop, soul, blues, funk, reggae, rhythm’n’blues, perfino musica elettronica e sperimentale. All’inizio era un piccolo festival svizzero che durava tre giorni, oggi è un meeting leggendario che dura due settimane intere (per l’esattezza 16 giorni) di musica senza sosta. Moltissimi concerti ed eventi gratuiti, anche all’aperto, di giorno e di notte, jam session di artisti famosi, ovviamente tanti concerti a pagamento per gli ospiti più celebri sold out da mesi (che si tengono all’Auditorium Stravinski, al Montreux Jazz Lab o al Montreux Jazz Clubma) e un’aria di festa che pervade chiunque si trovi da queste parti nelle due mitiche settimane. Sono circa duecentomila gli appassionati che arrivano sulle rive del lago per ascoltare gente come Miles Davis, Ray Charles, passando per David Bowie, Santana, Eric Clapton, Phil Collins per citare artisti che si sono esibiti qui nel corso delle varie edizioni dalla prima del 1967. Le registrazione di tutti i concerti (circa diecimila band e più di 5000 ore di musica) sono stati dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Al programma ufficiale con i grandi nomi della musica si aggiungono anche le centinaia di ore di musica attraverso concerti ed esibizioni tutte gratuite che invadono il lungolago o ogni angolo della città, nei bar, nei ristoranti, perfino sui battelli turistici del lago per il “Festival under the Sky”. Insomma un’ ubriacatura di musica. Naturalmente impossibile citare tutti gli artisti presenti, qui, ma sul sito del Festival si trova tutto.

Se siete appassionati “professionisti” probabilmente avete già prenotato il posto per il concerto di Sting (il 28) o per quello di Elton John allo stadio Saussaz (sabato 29) o di Joan Baez (il 3 luglio) e chissà quale altro. Se invece volete approfittare di questa grande festa basta prendere la macchina (o il treno, anche l’aereo) e in qualche ore siete a Montreaux, cantone del Vaud, Svizzera francese a due passi da Ginevra, con la vista del Monte Bianco. La prima impressione è quella di una città elegante, piacevole, serena, perfino colta. Un albergo da Belle Époque, il lussuoso Hotel Fairmont Le Montreux Palace, datato1906, tredici chilometri del lungolago più fiorito del mondo (per via del microclima di cui si diceva e che ha fatto coniare per la costa del lago la definizione Riviera della Svizzera), e più artistico del mondo, perché è disseminato di statue (oltre a quella di Freddie Mercury) e opere dedicate agli artisti che si sono esibiti qui o ci hanno vissuto. Il primo accenno di turismo è datato 1815 e gli hotel di lusso hanno cominciato a spuntare agli inizi del ‘900 quando passava di qui anche l’Orient Express. Alle spalle della promenade del lungolago dei grandi alberghi c’è il centro storico operaio, la Vieille Ville, stradine in salita dove perdersi tra le case dei viticoltori del XVI e XVII secolo. Si arriva da Rue du Marchè, attraversando una strada acciottolata. 

Poi ci sono i dintorni. A tre chilometri dal centro lungo la strada per Martigny c’è uno dei luoghi più visitati della Svizzera, il Castello di Chillon, costruito nel XII secolo su un’isola rocciosa del lago di Ginevra. E i vigneti, gli splendidi Vigneti di Lavaux, patrimonio dell’Unesco dal 2007. Il momento migliore per visitarli è durante il periodo de Les caves ouvertes, tre giornate in cui tutte le cantine vinicole della zona aprono le porte ai visitatori dando assaggi dei loro prodotti. Si paga una quota d’iscrizione di 20 franchi, ti danno un calice e una mappa delle cantine e si passeggia fra i vigneti tra un assaggio e l’altro.

Allargando il cerchio, Losanna (30 km da Montreux), città affascinante, tutta a saliscendi tra il lago e i quartieri “in quota”. Visitarla a piedi diventa un ottimo allenamento. Losanna è la Capitale Olimpica dal 1994 e qui ha sede il Comitato Olimpico Internazionale. La chiamano la San Francisco della Svizzera, forse azzardando un po’ troppo.

Ginevra (90 km da Montreux) raggiungibile in un’ora di macchina. “La Città della Pace” perché hanno sede le più importanti istituzioni internazionali per la tutela dei diritti umani del mondo. Anche la “Roma protestante” essendo la sede internazionale del Protestantesimo da quando nel 1526 accolse le idee di Giovanni Calvino. Oppure “La metropoli più piccola del mondo” per la sua offerta culturale invidiata da molte città internazionali. Non so se ci sono altre definizioni. Un altro bel posto dove vivere. Sistemata intorno al lago Lemano ha giardini, viali alberati, parchi, musei e teatri.

Fra le piccole cittadine che meritano una visita in zona c’è Nyon, circa a metà strada fra Ginevra e Losanna. Piccola e ben curata, con una zona storica intorno al castello e una più commerciale sulla riva del lago. Nello stesso distretto c’è Gland. Diventata nota perché oggi ci vive Michael Schumacher, in una grande villa praticamente trasformata in una clinica dopo il tragico incidente sugli sci nell’inverno del 2013.

A Gland c’è una deliziosa spiaggetta e piste ciclabili ( come dappertutto nella civilissima Svizzera) con cui si raggiungono altri piccoli borghi e castelli, come quello di Prangins, a poche pedalate dalla cittadina, attraversando campi e vigneti. Ed incontrando mucche e pecore che pascolano in ambienti di un verde mai visto. E da Gland si può percorrere anche  Le Sentier des Toblerones che arriva fino a Bassin in una direzione e alla periferia di Nyon nell’altra. Originariamente era una fortificazione per la difesa da un’ipotetica invasione tedesca e i blocchi di cemento a forma di Toblerone (da qui il nome e siamo in Svizzera, il cioccolato spunta sempre) sono ora ricoperti da uno strato di vegetazione. Molto bello e rilassante, costeggiando il fiume di Gland.

E Saint-Sulpice con la spettacolare chiesetta di San Sulpicio e Santa Maria Maddalena, del XI secolo. Oltre al meraviglio lungolago e agli ottimi ristoranti. A questo proposito nella regione la gastronomia si è conquistata un ruolo di primissimo per via di chef e ristoranti di fama internazionale. Qui c’è la più alta concentrazione di ristoranti “stellati” di tutta Europa. 

La cucina del Vaud cambia a seconda di dove ci si trova, più semplice e rustica in campagna e sulle Alpi, ricercata e raffinata intorno al lago di Ginevra. I piatti più famosi: la Fondue, la Raclette, il Rösti, le carni cotte sull’ardesia o la spettacolare e squisita Potence, pezzi di carne attaccati ad una campana di metallo calda su cui viene versato dell’alcool a cui viene poi dato fuoco  e il cui sugo che ne scaturisce cade sul riso che sta sotto alla campana. 

Unica nota dolente è il costo della vita in Svizzera. Piuttosto elevato ma con una qualità altrettanto elevata. Perché non tutto poteva essere perfetto.

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