Putti rococò, arazzi fiamminghi, eruzioni notturne del Vesuvio e porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte. A tutto questo si è ispirato il marchio di moda napoletano Isaia per la sua ultima collezione Uomo primavera estate 2020. Una creatività tutta made in Naples: denim sartoriale, un tessuto vellutato “pelle d’uovo” e camicie setose che sembrano affreschi da appendere ai muri.

Per Gianluca Isaia, terza generazione al comando, la napoletaneità è una carta d’identità. E il suo impegno a farsene “ambasciatore nel mondo” è doppio. Insieme ad Amina Rubinacci, altro brand storico napoletano, le due aziende sono state protagoniste del progetto “Madre per il Sociale” mettendo a disposizione di migranti provenienti dalla Costa d’Avorio, dal Mali, dalla Nigeria e dal Senegal materiali e sapienza sartoriale.”La moda unisce” (è questo il nome della collezione), crea ponti, non alza barriere. E così, da Napoli salpa il progetto della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, fortemente voluto dalla sua presidente Laura Valente. Sotto la supervisione di Stefano Chiassai, i ragazzi migranti coinvolti nel progetto hanno “cucito” abiti e speranze per un futuro migliore.

Ma questo non è l’unico progetto socio-culturale firmato Isaia. Con l’hashtag #ThePas MeetstheFuture, Gianluca, a nome della neo Fondazione Isaia, alla memoria di suo padre, si fa promotore di un ciclo di lezioni di dialetto napoletano in tutte le sue forme e sfumature, storia, fonetica, etimologia, sintassi. Con tanto di studio di testi dal Cinquecento al Novecento, passando per la Canzone Napoletana. Perché a lengua napulitana è na lengua ca vive. “Le tradizioni sono un dono da rispettare e tramandare. Rispettare il passato per poter disegnare il futuro”, dice Isaia.

Uno spettacolo in scena per gli amici a quattro zampe
Come sarebbe bello se il nostro cucciolo defecasse monete d’oro. È una delle favole de Lu Cunti de li Cunti di Giambattista Basile, il cantastorie seicentesco, recitato da uno straordinario Beppe Barra, al guinzaglio la sua Carlotta, un meticcio trovatello. È la sorpresa fiabesca di Mariagrazia Leonetti, mecenate napoletana per ricevere amici e cani. Nella chiesa sconsacrata di San Rocco, fra altari e altarini barocchi, tarallucci e vino, ha presentato quadri di quadrupedi vestiti con abiti papali e mise settecentesche. Dopo la visione vietato dire: che vita da cani. La buona notizia è che i proventi andranno alla clinica intensiva veterinaria dell’Ateneo Federico II.

Tra un globo di cemento e una nuvola di schiuma
Una nuvola di schiuma galleggia in un’arena buia, teatro di una curiosa performance di virilità, animalità e ritualità, tra scalpitio di zoccoli di tori: è il video firmato da Yalda Afsah. E poi un globo di cemento che sovrasta la Chiesa Madre di Gibellina, il paesino siciliano distrutto dal terremoto nel 1968, un anno prima della missione Apollo 11, che vuole evocare proprio la luna secondo la visione del regista Tobias Zielony. Sono queste le due performance del vernissage “Of a Fire on the Moon” alla galleria di Lia Rumma a Napoli. Zielony è l’autore dei 7000 scatti per il cortometraggio cult “La Vele di Scampia”. Mentre Fuck, Cook, Look: the first and last time I remember being in Naples di Gwen Smith, è già tutto spiegato nel titolo.

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