L’anno scorso fui molto critico nei confronti della prova di matematica dell’Esame di stato; non perché la trovassi difficile: la trovavo pretenziosa. La prova di quest’anno è bella tosta ma ha il vantaggio di non volere far mostra di obiettivi improbabili.

Il primo problema inizia con alcune richieste su due funzioni decisamente affrontabili. Le cose si complicano quando i grafici delle due funzioni sono utilizzati per delimitare una regione in cui studiare la circuitazione del campo magnetico generato da tre fili percorsi da correnti. Qui la nuova esigenza di mescolare due materie crea forse un ostacolo: se il candidato sbaglia o non riesce a individuare la regione, come affronterà questa parte? Inoltre gli stessi grafici provvedono i dati di un altro sottoproblema di elettromagnetismo.

Il secondo problema è pienamente fisico: un condensatore sottoposto a una differenza di potenziale variabile nel tempo. La prima domanda mi piace: chiede di spiegare la presenza di un campo magnetico e di chiarire qualitativamente il suo rapporto col campo elettrico; quindi né un calcolo brutale né la pretesa di teorie superiori. Le domande successive richiedono conoscenza e lavoro non da poco; importante la richiesta di una giustificazione dal punto di vista fisico. Poi l’estensore si dev’essere stufato della richiesta di miscelare le due materie e propone due domande tipicamente di analisi elementare.

Tocca ai quesiti. Il primo è molto standard, tranquillizzante per chi si è esercitato per bene. Il secondo invece richiede di pensare, cosa quanto mai opportuna. Poi un quesito di geometria solida sintetica abbastanza intuitivo e uno di geometria analitica dello spazio. Dai commenti al mio post analogo dell’anno passato dovrei assumere che tutti i liceali scientifici siano stati abbondantemente istruiti su luoghi, sfere, piani tangenti; allora continuo a chiedermi perché anche quest’anno i miei studenti di Geometria e Algebra trovassero tanta difficoltà proprio in quello stesso ambito. Qual è il Lete che cancella la loro memoria nel passaggio all’università?

Ma bando alle polemiche. Seguono un quesito di probabilità discreta e uno ancora di elettromagnetismo, poi finalmente due quesiti di cinematica: il penultimo mi piace, anche se è l’unico un po’ pretenzioso (relatività ristretta) perché tratta il confronto fra due osservatori: quindi costringe, una volta di più, a pensare.

In definitiva questa prova mi piace molto più di quella dell’anno scorso perché non si veste di paroloni, non pretende di mostrare a chissà quale spettatore esterno un liceo inesistente; inoltre in più di un passo richiede ragionamento puro. Intendiamoci: se davvero ci arrivassero studenti che risolvono agevolmente prove complicate come questa, la nostra vita di docenti universitari sarebbe una vera pacchia; però la possibilità di scelta che ha il candidato rende la prova seria, impegnativa ma affrontabile.

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