Maurizio Sarri alla Juventus. È la fine di un incubo. Non solo per la Juve: nell’ultimo mese l’Italia pallonara si è spaccata su uno dei più surreali tormentoni che il nostro calcio ricordi. Da una parte chi diceva Sarri (a dire il vero praticamente tutte le firme e i quotidiani più autorevoli e accreditati), dall’altra un sottobosco di addetti ai lavori e pseudo esperti del mercato che hanno alimentato il mistero Guardiola. Un’incredibile bolla mediatica e digitale che si è praticamente sostituita alla realtà, al punto da non riuscire più a distinguere cosa fosse vero e cosa falso. Fino ad oggi: la Juventus ha ufficializzato Sarri. Ma non doveva presentare proprio venerdì Guardiola? È stato come squarciare il velo di Maya, solo del calciomercato e del suo giornalismo.

Tutto è iniziato lo scorso 17 maggio, quando Massimiliano Allegri ha lasciato la Juve dopo la rottura con Agnelli, evidentemente senza che ci fosse un sostituto designato. Dopo qualche giorno di disorientamento, ecco la prima indicazione: l’erede potrebbe essere Sarri, la Juve lavora per liberarlo dal Chelsea. Vuoi per i trascorsi napoletani, vuoi per un pedigree non proprio di primissimo piano, la notizia viene presa molto male dall’ambiente bianconero. In fondo pure Allegri fu accolto tra fischi e sputi (letteralmente) quando arrivò il primo giorno a Vinovo al posto di Antonio Conte. Ci può stare. Stavolta, però, si è innescato un meccanismo bizzarro e presto incontrollabile: il dissenso si è trasformato in rifiuto dalla realtà, al punto da crearne una nuova e parallela, grazie alla fantasia di due-tre sceneggiatori d’eccezione.

Sono i miracoli (o i mostri) del web, dove la distinzione fra realtà e finzione, giornalista vero o presunto, è molto labile. Così nell’ultimo mese è successo di tutto. Guardiola dice che non ha alcuna intenzione di lasciare l’Inghilterra, e il giorno dopo qualcuno annuncia che ha già firmato un precontratto. Un autorevole dirigente del City interviene per smentire, ma per i social hanno più valore i presunti messaggi subliminali nel Tweet della Juve che si complimenta con il grande ex Paolo Montero per il nuovo incarico di allenatore della Sambenedettese (nello sfondo c’è un cartellone gigante della Pepsi, che viene interpretato come allusione a Guardiola, “Pep Sì”). E ancora: l’autista di Agnelli che sarebbe andato a prenderlo direttamente a Malpensa, presunti avvistamenti a Torino e Milano mentre lui è dall’altra parte del pianeta, un videomessaggio in italiano per una scuola calcio di Fasano che diventa la conferma del suo imminente arrivo (“Ciao, forse ci vediamo presto”). A un certo punto una nota agenzia nazionale ha persino pubblicato data della firma e della presentazione, con tanto di cifre del contratto.

Per definire e spiegare tutto questo, non c’è parola più appropriata di “bolla”: tutto ciò che riguardava Guardiola in bianconero nell’ultimo mese si è gonfiato a dismisura. I click dei siti che annunciavano “grandi novità” sullo spagnolo. I numeri di due-tre “insider” juventini, che cavalcando l’onda, tra “bombe” o indizi enigmatici, hanno quasi raddoppiato i propri follower su Twitter e la propria reputazione (ma non certo la loro credibilità). Anche e soprattutto le azioni della Juventus: nell’ultimo mese il titolo in borsa ha guadagnato circa il 25%, senza altri apparenti motivi, in una fase di transizione della stagione, anzi in un momento delicato in cui la ricerca del tecnico avrebbe potuto incidere negativamente. Il fatto che tante presunte fonti provenissero proprio da non meglio precisati “ambienti finanziari” di sicuro non fa che alimentare i cattivi pensieri. C’è chi ha evocato persino l’intervento della Consob.

In tutto ciò, la Juve non ha colpe: ha sempre mantenuto un profilo basso nella vicenda, senza mai confermare ma nemmeno smentire (tranne per qualche debole e vaga dichiarazione). Perché avrebbe dovuto farlo, d’altra parte? L’alone di mistero le faceva pure comodo nella gestione post-Allegri (senza le voci incontrollate su Pep, sai quante critiche dopo un mese senza allenatore?). La responsabilità vera è di chi si è prestato al gioco, in modo consapevole o meno. Magari l’interesse nei confronti di Guardiola non è stato del tutto inventato: anche le leggende metropolitane hanno spesso un fondamento di verità. Ma tra parlare di “sogno Guardiola” e annunciare precontratti, affari fatti o addirittura date di presentazione c’è un abisso. Qualcuno oggi dovrebbe sentirsi in dovere di spiegare (anche perché come si è visto il calcio moderno non è solo un gioco, le notizie hanno conseguenze). Invece adesso archivieranno tutti la vicenda con una scrollata di spalle: “Ci hanno provato fino in fondo ma non è andata”. Ovviamente senza esibire uno staccio di verifica delle mille indiscrezioni spacciate per verità, trincerandosi dietro l’inviolabilità dell’anonimato di queste fantomatiche fonti. Nel calciomercato vale (quasi) tutto, ma è troppo facile fare giornalismo così.

Twitter: @lVendemiale

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