Vero, le finali al meglio delle sette gare sono infinite. Giocate, poi, nella sauna del Taliercio, lo sono ancora di più. Eppure dopo gara2 l’impressione è che Sassari abbia preso le misure a Venezia – checché ne dica Gianmarco Pozzecco: “Non capisco un cazzo di pallacanestro” – e che la sconfitta di misura (di soli due punti) nella prima sfida sia stata un passo falso per una squadra che sin lì ne aveva vinte 22 di fila. L’energia messa in campo, infatti, non è paragonabile. E tra le numerose ragioni, ce n’è una oggettiva, semplice semplice: la Reyer si è sudata le qualificazioni ai quarti e in semifinale dovendo sempre disputare lo “spareggio” dell’atto finale di gara5 arrivando, così, alla dodicesima partita. Sassari ha fatto 3-0, 3-0. E ha riposato più a lungo tra un turno e il successivo. Da qui l’argento vivo, visto sul parquet, degli uomini di coach Pozzecco, che volano a rimbalzo (45 a 35) e nella valutazione complessiva (89 a 63).

La Dinamo scava il solco nel secondo quarto, mettendo in piedi un muro difensivo in stile Venezia. L’Umana segna solo 13 punti, fatica a trovare tiri aperti e quando li trova sbaglia, specialmente da 3 (7/34 a fine match, 21%). “È uno spettacolo vedere questi ragazzi” ha detto il Poz alla fine. Protagonista il solito Jack Cooley, che ha fatto neri i lunghi orogranata (16+10), e il play, in genere silenzioso, Jaime Smith (19+6 assist) che due giorni fa aveva chiuso con appena 3 punti e -2 di valutazione. Ma il bello di Sassari, da quando la Mosca atomica è sbarcata in Sardegna, è proprio questo: riesce (quasi) sempre a trovare un uomo in più diverso, in termini di prestazione, a ogni partita (ne sono un esempio Marco Spissu, Stefano Gentile e Achille Polonara). Così la Dinamo chiude il secondo quarto a 20, e mantiene un rendimento costante sino al periodo finale. Negli ultimi dieci minuti non si segna più, complice la stanchezza. E va peggio per la Reyer che sì, lotta, ma deve anche recuperare lo svantaggio che si aggira sempre intorno alla doppia cifra. La spallata finale è di un rinato Tyrus Mcgee (14) che a cinque dalla fine, dopo l’ennesima tripla sbagliata (Stefano Tonut questa volta), va fino in fondo con un terzo tempo e nell’azione successiva mette la tripla del +17. 66-80 il punteggio finale.

Se Venezia vuole ribaltare l’inerzia della serie, al Palaserradimigni dovrà riportare il tiro da dietro l’arco ai livelli che le competono (Michael Bramos, 42% in stagione, ha chiuso con 0/4, Marquez Haynes e Andrea De Nicolao 0/5) e dovrà provare a rimettere in campo il classico muro difensivo, con le marcature asfissianti di Bramos e Julian Stone e le braccia lunghe a contestare i tiri di Mitchell Watt e Austin Daye. Per la Dinamo, a questo punto, avendo strappato il risultato fuori casa, è un po’ più facile, perché può permettersi di giocare con leggerezza. Ammesso che ci riesca. Perché, arrivati a questo punto, si trova per la prima volta ad avere qualcosa da perdere.

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