L’ultima prestazione in campionato da 70 o meno punti risaliva al 5 novembre 2018, a Trento. L’ultima volta sotto gli 80 il 27 gennaio 2019 a Varese. L’ultima sconfitta? A Venezia, il 10 marzo. Da allora 3 mesi senza perdere. Fino a lunedì sera, quando la Dinamo Sassari si è sciolta di nuovo (72-70) sotto il tetto torrido del PalaTaliercio, anestetizzata dalla difesa della Reyer negli ultimi 15 minuti (35-23 il parziale). Sarà il vero grattacapo di coach Gianmarco Pozzecco da mercoledì in poi: come si supera il muro orogranata, che ha centimetri e chili per colmare tutti quei vantaggi che hanno permesso ai suoi di passeggiare nei quarti e in semifinale playoff?

Venezia vince gara-1 della finale scudetto giocando il suo basket, che non sarà proprio spettacolare ma è certamente efficace. Dopo aver lasciato all’asciutto Cremona, costretta a snaturarsi per lunghi tratti della semifinale, gli uomini di Walter De Raffaele hanno iniziato la serie che assegna il titolo di campione d’Italia con lo stesso piglio. Prima si difende, poi si pensa a come trovare la via del canestro. Ora con MarQuez Haynes o Mitchell Watt, più spesso con Stefano Tonut, alla fine Venezia ottiene quanto si era prefissata: tenere Sassari sotto gli 80 punti e segnare un canestro in più degli avversari. 

Ci riesce annullando i punti forti dei sardi: il tiro dall’arco (4/17 alla fine per la squadra di Pozzecco), i centimetri di Jack Cooley (tenuto a 5/11 dal campo) e il dinamismo di Rashwan Thomas (3/10 dal campo e un paio di difese memorabili di Bruno Cerella). Da queste chiavi passa il successo dei veneti, nonostante la verve dell’ex Tyrus McGee (19 punti) al rientro ‘vero’ dopo l’infortunio e la serata difficile da 3 pure dei suoi (Bramos 1/6, 28,6% di squadra).

Ma è lì che la Reyer voleva portare la partita e ci è riuscita, con De Raffaele bravo a imbrigliare l’entusiasmo e le maggiori energie fisiche dei ragazzi di Pozzecco. Il prossimo obiettivo è riuscire a gestire questo gap, visto che Venezia ha giocato 4 partite in più in 24 giorni e si torna in campo mercoledì sera. Se nei muscoli degli orogranata non dovesse farsi sentire l’acido lattico, Sassari sarà chiamata a metabolizzare in fretta una sconfitta che per l’ultima volta aveva assaporato proprio a Venezia il 10 marzo, sportivamente parlando una vita fa.

È un passaggio delicato, perché la Reyer è squadra esperta e i suoi giocatori conoscono questi palcoscenici. Per Sassari è quindi il tempo della maturità: deve dimostrare di saper vincere anche quando non segna i quasi 99 punti di media infilati nei quarti e in semifinale, tirando con il 55,5% da 2 e il 46,4% da 3. Altrimenti potrà nuovamente arrivare a un tiro dalla vittoria – dato che può far ben sperare in una serata difficile sotto tutti i punti di vista – ma difficilmente metterà il naso avanti a Venezia per quattro volte in questa finale. La Reyer ha battuto un colpo, al Banco di Sardegna la prossima mossa.