Ci sono “altri fatti di reato” su cui si stanno svolgendo “ulteriori investigazioni”. Lo scrive il gip di Palermo in riferimento al troncone palermitano dell’indagine che ha portato all’arresto dell’ex deputato Paolo Arata, dell’imprenditore Vito Nicastri, i loro due figli. Per questo oltre agli arresti, gli agenti della Dia di Trapani coordinati dalla Dda di Palermo hanno notificato tre avvisi di garanzia per abuso d’ufficio. Si tratta di Alberto Fonte, presidente della commissione “Via” (valutazione di impatto ambientale) dell’assessorato regionale al Territorio, Salvatore Pampalone, componente della stessa commissione e Vincenzo Palizzolo, capo di gabinetto del medesimo assessorato affidato all’assessore Salvatore Cordaro. Tutti e tre sono indagati perché avrebbero agevolato la “riapertura della pratica” sulla costruzione di due impianti a bio-metano presentata dalla Solgesta srl.

Per la stessa ragione è finito ai domiciliari Alberto Tinnirello, ex dirigente dell’Assessorato, a capo dell’ufficio “autorizzazioni e concessioni” del dipartimento regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità. Sarebbe stato lui – secondo gli investigatori – a occuparsi delle pratiche presentate nel 2017 dalla “società veicolo” Solgesta, per due progetti, uno a Francofonte (Siracusa) e un altro a Calatafimi (Trapani). Dietro agli affari c’era appunto Nicastri, sviluppatore eolico originario di Alcamo, con un lungo curriculum giudiziario, già in contatto secondo quanto ritengono gli inquirenti “con esponenti della ‘ndrangheta calabrese” e ritenuto tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro

L’iter dei due impianti nel dicembre di quell’anno era stato “azzoppato” da un parere negativo dell’allora direttore generale del Dipartimento cui competeva la firma dei decreti Aia (Autorizzazione ambientale integrata). “Non se la sente il direttore di firmare”, diceva Francesco Arata al telefono con Vito Nicastri, che all’epoca era in libertà e al telefono con l’ex deputato regionale Francesco Regina, anche lui originario di Alcamo, gli chiedeva “di scendere a Palermo dove sai tu”. “Il re del vento” però era certo: “il settore tre lo convinciamo, lo convinciamo”. A capo di quell’ufficio c’era proprio Tinnirello che, secondo i pm della Dda, aveva “piegato la sua funzione e i suoi poteri al servizio degli interessi privati dei Nicastri e degli Arata per un tempo prolungato, mettendosi a completa disposizione dei loro ‘corruttori'”. Sia per sbloccare le pratiche della Solgesta che per ostacolare quelle di altri competitor. In cambio di soldi ma anche di cortesie personali. Come “l’interessamento affinché il figlio di Tinnirello ottenesse alloggio presso il convitto della Università Cattolica di Milano” che però Arata non potè agevolare “perché non aveva più contatti nelle alte sfere della gerarchia ecclesiastica milanese”.  

Il dirigente oltre a divenire una sorta di consigliori del gruppo Arata – Nicastri “faceva trapelare informazioni riservate” a loro uso e vantaggio anche attraverso un funzionario del suo ufficio, Giacomo Causarano, anche lui indagato per corruzione. Poi nel marzo 2018 l’imprenditore Vito Nicastri fu nuovamente arrestato per mafia nell’ambito del blitz Pionica e tra i soci iniziò a circolare la convinzione che “il sodalizio si deve smantellare”. Arata fu avvicinato anche dall’ex deputato Massimo Fundarò che “lo avrebbe messo in guardia dal proseguire la sua collaborazione con Nicastri”. Ma assieme ai timori arrivò anche la diffidenza. “Vito ha fatto un gran casino diciamo la verità, non è questo grande manager, io comincio ad essere abbastanza incazzato con Vito”, disse Paolo Arata in un intercettazione.

Di certo però proseguirono gli incontri, compresi quelli con Tinnirello. “Questi qua sono stati tutti pagati, tu pensi che ti vengano li, Tinnarelli che gli dai del tu, delle cose, tu pensi, quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli?”. A parlare è Arata senior intercettato il 17 maggio 2018 mentre parlava con il figlio. Come nell’episodio contestato al senatore Armando Siri, gli investigatori della Dia non hanno “tracciato” la consegna della mazzetta e dagli accertamenti bancari nulla è emerso. Nella conversazione però l’ex consulente della Lega parla al plurale e il gip evidenzia degli incontri con alcuni assessori regionali: Alberto Pierobon, all’Energia, Salvatore Cordaro al Turismo e Girolamo Turano, alle Attività produttive. Nonostante ciò, alla fine i due impianti non furono mai autorizzati .

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