Il centrosinistra torna a guidare il paese dopo 20 anni e Antti Rinne è il premier socialdemocratico del nuovo governo finlandese. Ma quello che sorprende della formazione del nuovo esecutivo è che è a maggioranza femminile: su 19 ministri, 11 sono donne. Il partito socialdemocratico, il partito di centro, i verdi, la sinistra e il Partito popolare hanno concluso un accordo lunedì dopo settimane di colloqui intensi e ora dal Parlamento è arrivata la fiducia. Quella di Rinne è diventata la prima formazione politica alle elezioni del 14 aprile, vinte di misura sui populisti dei Veri Finlandesi. Al centro della campagna elettorale, come è successo in Danimarca, la lotta al cambiamento climatico e la difesa del generoso modello di welfare invidiato in tutto il mondo, indebolito da anni di austerità sotto il governo di centrodestra dell’ex premier Juha Sipila. L’interesse per la crisi ambientale è stato cruciale, tanto che Greenpeace ha definito quelle di Helsinki “elezioni climatiche”, perché “mai prima d’ora il clima e i limiti del Pianeta erano stati discussi così seriamente” nel Paese scandinavo.

I risultati delle elezioni – Il Partito socialdemocratico (Sdp) ha ottenuto il 17,7% (40 seggi) rispetto al 17,5% dei Veri Finlandesi (39). Il leader dell’ultradestra Olli Kotro aveva scommesso sulla paura dei cittadini di nuovi sacrifici richiesti dagli altri partiti per contrastare i cambiamenti climatici. E poi ancora sulla preoccupazione nell’opinione pubblica per un aumento dei reati sessuali, che l’estrema destra ha attribuito agli immigrati. Molti finlandesi gli hanno dato retta.

Sipila si era dimesso a marzo dopo la bocciatura della sua riforma sanitaria, che voleva ridurre sensibilmente i costi per la salute. E anche le urne hanno confermato che le sue ricette non sono state apprezzate: il suo partito di centro è quarto, dietro anche ai conservatori. Rinne, al contrario, in campagna elettorale ha puntato su un rafforzamento dello stato sociale, promettendo tra le altre cose di aumentare le pensioni di 100 euro al mese per fare uscire dalla povertà oltre 55mila persone. Il premier in pectore non ha avuto paura di chiedere un aumento delle tasse, che sono già tra le più alte in Europa, con un’aliquota massima per le persone fisiche di oltre il 51%. In un Paese, tra l’altro, in cui c’è un’aspettativa di vita tra le più alte d’Europa (gli over 65 superano il 21% della popolazione), con evidenti conseguenze sulla spesa pubblica.

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