Lunghe tavolate, antipasti al crudo di mare e tante portate per tutti i presenti, a costo zero. Invito rinnovato, ogni sera, a gruppi diversi di possibili elettori. E non solo: buoni benzina e buoni pasto assieme a promesse di lavoro. La campagna elettorale nel capoluogo pugliese – a tanti sembrata sottotono – si è mossa in un sottobosco illegale. Silenziosamente ha riunito corrotti e corruttori attorno a un tavolo, con la promessa magari di un comodo impiego. È quanto ha ipotizzato la Procura di Bari, ora al lavoro per cercare di stabilire la fondatezza di alcuni reati che pendono attorno alle amministrative dello scorso 26 maggio.

Secondo quanto raccontato da Repubblica, sono tanti i fascicoli d’inchiesta a carico d’ignoti aperti dai magistrati per far luce su presunti “voti di scambio”. Il reato ipotizzato è quello di corruzione elettorale. Le indagini sono partite dopo alcune informative depositate dagli investigatori della Digos nei giorni scorsi. Non si esclude nulla: al setaccio denunce fatte sui social ma anche altre segnalazioni anonime e firmate.

I reati contestati sarebbero stati commessi da esponenti di diversi schieramenti politici. I magistrati ipotizzano tanti metodi di pagamento con cifre che vanno dai 30 ai 50 euro. Non si esclude che siano stati utilizzati, come arma di persuasione, anche i rimborsi dei rappresentanti di lista e promesse di lavoro.

Gli investigatori già nei mesi scorsi hanno monitorato i social. Ma non solo: anche il passaparola tra cittadini su comportamenti scorretti da parte dei candidati. Lo scorso marzo lo stesso sindaco di Bari, Antonio Decaro, ebbe uno scambio di battute con un utente sulla rete. In un post quest’ultimo denunciava di aver ricevuto da ignoti la proposta di votare il sindaco di Bari in carica alle elezioni amministrative in cambio di 50 euro. Nel botta e risposta, Decaro invitò a denunciare non sui social, ma alle forze di polizia quanto accaduto, se fosse stato vero, offrendo nel caso la propria collaborazione e garantendo l’anonimato. “Se venite in contatto con persone che vi promettono soldi o favori in cambio di voti – scrisse sulla sua bacheca Facebook – non esitate, qualunque sia il loro partito, qualunque sia il loro candidato: denunciateli. Non solo sui social, ma in Procura. La pulizia della politica non si fa con i like, ma con le azioni concrete”.

Un susseguirsi di denunce ha spinto gli investigatori a intensificare i controlli e ad ascoltare le testimonianze di quanti hanno deciso di denunciare. Il materiale raccolto dagli uomini della Digos è quindi finito in Procura.

Nel frattempo, sui 36 eletti in Comune e sugli 81 nuovi consiglieri municipali, sono in corso i controlli sul rispetto della legge Severino per l’incandidabilità o l’ineleggibilità in caso di reati.

Torna così lo spettro del voto di scambio a Bari, dopo le Regionali del 2015 macchiate dall’interferenza dei clan mafiosi sulle scelte degli elettori. Le indagini condotte dai Carabinieri portarono all’arresto di 22 persone. Gli investigatori dimostrarono che i clan erano riusciti a condizionare le elezioni regionali, sostenendo la campagna elettorale di un candidato iscritto nella lista Popolari. Si dimostrò la corresponsione di 50 euro per ogni voto procurato a favore del candidato, oltre a un anticipo di quasi 30mila euro.

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