Il nostro sistema sanitario è minato da tempo da corruzione e malaffare. Roberto Formigoni, quando era presidente della Regione Lombardia, diceva che il sistema lombardo era il migliore d’Europa: certo, forse per lui ed i suoi compari che hanno organizzato il sistema privato di accreditamento senza alcun controllo e nel loro interesse. Se a Milano ed in Lombardia i migliori ospedali sono privati, come il San Raffaele, è difficile poter accedere a servizi di livello in quei luoghi “speciali” semplicemente con la mutua. Ma quel che è peggio che i cittadini non capiscono che devono tutti salvaguardare il sistema pubblico perché se esso dovesse scomparire anche quelli che hanno la fortuna di essere coperti avranno premi assicurativi sicuramente più alti. Pensiamo poi ai milioni di italiani che invece una assicurazione non potrebbero permettersela: come già avviene in fasce di persone, rinunceranno a curarsi.

E’ di questi giorni la notizia dell’arresto di diversi medici di Bergamo per aver scelto di effettuare visite private all’interno di strutture pubbliche, riducendo il numero di quelle mutualistiche, e di farne anche in strutture private esterne riducendo così il guadagno di quelle pubbliche per le quali venivano pagati. Una frode ai danni del Sistema Sanitario Nazionale di 950mila euro!

Occorre cambiare questo sistema in cui il privato ormai occupa più del 50% delle esigenze di salute. Occorre un sistema di controlli a campione sui pazienti e non sulle cartelle cliniche o sul cartaceo. Occorre non utilizzare il medico di famiglia come controllore solo perché lo Stato non è in grado di controllare e che i cittadini tutti, a cominciare dai medici, non rispettano le regole, ancor più importanti in un sistema in cui la salute e la malattia sono la base della vita.

Il privato vince soprattutto nella gestione delle liste di attesa per visite, esami e interventi. Occorre proteggere prima il sistema pubblico ed obbligare il privato ad avere, in un sistema concorrenziale equilibrato, gli stessi oneri ed onori. Non serve l’impegno di avere previsto nella prossima finanziaria un nuovo esborso di 350 milioni di euro solo per ridurre le attese. Prendiamo ad esempio la Casa di Cura San Pio X di Milano accreditata con il Sistema Sanitario Nazionale: non ha un pronto soccorso, esiste un programma per sviluppare soprattutto Ginecologia e Ortopedia grazie ai rimborsi regionali alti e perché spesso i medici sono “stimolati” alle visite private con sacrificio di quelle mutualistiche. Non ho nulla contro questa clinica, anzi sono certo che ci lavorano tanti bravi medici, ma non mi pare giusto che la direzione possa decidere chi e quanto curare nel silenzio della Regione.

D’altronde tutti i grossi gruppi sanno che conviene investire in sanità, senza controlli seri. Come De Benedetti con la sua Kos: spiega Investire Oggi, “Anche perché la spesa sanitaria privata è in significativa crescita, laddove ha in parte sostituito la spesa pubblica per alcune prestazioni (prevalentemente ambulatoriali) a seguito dell’incremento del ticket sanitario e dell’allungamento dei tempi di attesa nelle strutture pubbliche”.

Quindi come iniziare a ridurre le liste di attesa senza spendere di più?

– Togliendo il convenzionamento se non si rispettano le regole. Parità di guadagni a parità di prestazioni. Invito la ministra Giulia Grillo a controllare i numeri delle liste di attesa nel privato e inserendo un tetto che non può essere superato se prima non si assicurano le visite della mutua. Controlli quante visite ambulatoriali fanno i vari medici di specialità, ne vedrà delle belle!

– Cancellando i “solventi divisionali”. Spiego meglio. In molte strutture private accreditate si distinguono tre tipi di prenotazioni: lo “sfigato” che attende per una visita con il Ssn anche un anno; il “ricco” che la fa privatamente dopo qualche giorno;  il tipico italiano – il “furbo” o per lo meno si sente tale – a cui viene chiesta una partecipazione diretta simile al ticket, che deve sborsare per una prestazione che il Ssn dovrebbe pagare visto che lui paga le tasse (speriamo!). La Regione resta silenziosa perché non riceve la ricetta del Ssn e quindi non paga nulla riducendo la spesa tenendo i conti in ordine. La struttura ed il medico acconsentono a ricevere una cifra più bassa di una visita privata, ma comunque subito, a differenza di rimborsi regionali inferiori e a mesi di distanza, a scapito di un allungamento delle liste di attesa vere per i cittadini più onesti. Negli ospedali e nelle strutture private accreditate occorre modulare le visite private a seconda delle esigenze di quelle mutualistiche in modo di non far vincere né il ricco né il furbo.

Vogliamo intervenire?