“Senza lavoro non c’è libertà e non c’è democrazia compiuta. Per chi ha dedicato una vita alle Istituzioni, il lavoro per il bene comune diviene non di rado anche una missione. Non avere il lavoro, perdere il lavoro, essere sconfitto o colpito nelle Istituzioni, sono ferite sanguinanti, talvolta anche mortali. Poi impari nella vita che le persone più forti sono quelle che quando cadono o vengono colpite si rialzano più forti di prima. Nella vita comprendi che i legami umani valgono più di ogni altra cosa. Le Istituzioni passano, i sentimenti umani rimangono per sempre. Ti possono colpire ma le tue idee, la tua azione, i tuoi sentimenti camminano sui corpi di altre persone“. Lo scrive su Facebook il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in un post dedicato a Nino Di Matteo, rimosso dal pool della Procura nazionale antimafia che indaga sulle stragi mafiose e nel quale dicendosi “vicino” a Di Matteo scrive che “la strada è più sicura del Palazzo”. 

Quarantadue minuti di intervista televisiva – con elementi noti sulla strage di Capaci – sono costate al pm che ha istruito il processo sulla Trattativa Stato-mafia e che vive sotto scorta da anni perché minacciato dalla mafia, l’allontanamento per decisione del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho.  Il magistrato, invitato a rispondere alle domande di Andrea Purgatori nella puntata del 20 maggio di Atlantide su La7, ha parlato della strage di Capaci come un “momento indelebile nelle menti delle persone perbene”, ma anche spiegato che è “altamente probabile che insieme agli uomini di cosa nostra abbiamo partecipato alla strage…  anche altri uomini estranei a Cosa nostra”. Una riflessione, come ha spiegato in premessa la toga, che arriva dalla letture delle sentenze già emesse.  

Da ieri, in cui però era in vigore il silenzio elettorale, non è arrivato nessun commento sul caso che sarà sottoposto a una decisione del Csm. Secondo de Magistris “si diviene forti non perché si costruiscono legami di potere, ma perché si rimane umani. Si diviene punto di riferimento se si è credibili e coerenti. Le persone forti sono quelle oneste, autonome, libere, umili, coraggiose. È forte chi non ha un prezzo, non chi ha tanti denari per comprare anche le persone. Si è forti se si vive più per strada tra la gente, a testa alta, perché si è incorruttibile, anziché costruendo trame di potere in salotti e palazzi. Si è forti se si è forte con i forti e comprensivo con i deboli. Si è forti se si è bersaglio del sistema di potere e si è, nello stesso tempo, amati dalle persone senza potere”. Il sindaco di Napoli, già pm del processo Why Not per cui ha rischiato la sospensione, ricorda spesso il suo passato di magistrato che ha lottato in qualche modo contro il resto del mondo. E nelle motivazioni del processo di secondo grado c’è scritto che gli fu impedito di procedere nell’inchiesta.

“Nella vita – ricorda l’ex toga – quando sono caduto, ho trovato la solidarietà più nelle relazioni umane e nella gente che nelle Istituzioni. Da quando sono sindaco, poi, soprattutto nei bambini, nei giovani, nelle persone semplici, ho trovato ossigeno di vita che mi ha reso forte. E quando caddi da magistrato, quando mi sottrassero le inchieste che puntavano al cuore del sistema criminale del nostro Paese, e fui anche trasferito, con sottrazione delle funzioni di pubblico ministero, per evitare che arrivassi a verità che non si dovevano scoprire, mi sono, dal primo momento, trovato al mio fianco anche un magistrato di cui ho sempre avuto grandissima stima: il pubblico ministero Nino Di Matteo. Uno di quei magistrati coraggiosi che da anni, con ostacoli di ogni tipo, anche di Stato, si ostina, doverosamente, a cercare la verità sulle stragi di mafia e sulla trattativa Stato-Mafia. Oggi – conclude de Magistris – mi sento di stargli vicino, come sempre, perché non riesco ad immaginare che Nino Di Matteo non si possa più occupare delle investigazioni sulle stragi. Caro Nino, nella vita i rapporti istituzionali, e quanti ne abbiamo, sono fondamentali, ma sono ancora più importanti rapporti umani ed amicizie, stima e rispetto, che nascono nelle lotte che si affrontano dentro le Istituzioni. Nelle Istituzioni dovresti avere alleati, ma nella mia vita di magistrato e sindaco ho imparato che, non di rado, è più sicura la strada che il palazzo”.

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