La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la pena definitiva dell’ergastolo per Cesare Battisti, l’ex terrorista del gruppo Proletari armati per il comunismo. Battisti è stato condannato per quattro omicidi commessi alla fine degli anni ’70 e arrestato dopo 37 anni di latitanza lo scorso gennaio in Bolivia. I giudici hanno respinto la richiesta della difesa di commutare la pena del carcere a vita a 30 anni reclusione. I giudici hanno stabilito anche che la pena non gli impedirà di chiedere benefici. L’ex terrorista, che ha già scontato 6 anni e mezzo di “presofferto”, potrà infatti chiedere permessi premio tra circa 3 anni e mezzo. I difensori hanno già dichiarato: “Faremo ricorso in Cassazione”.

La difesa di Battisti aveva chiesto la riduzione di pena a 30 anni sulla base dell’accordo di estradizione che era stato faticosamente raggiunto tra Italia e Brasile, dove non è previsto il carcere a vita. Ma secondo i giudici, le autorità boliviane “erano libere di espellere lo straniero illegalmente entrato nel loro territorio e di consegnarli alle autorità del paese di origine. Se Battisti avesse voluto fa valere tali accordi estradizionali italo brasiliani, non avrebbe dovuto allontanarsi volontariamente dal Brasile e non avrebbe dovuto opporsi alla conclusione della procedura estradizionale con la sua consegna all’Italia dal Brasile”.

L’avvocato dell’ex terrorista, Davide Steccanella, ha detto che intende impugnare il provvedimento della Corte d’appello in Cassazione: “Le decisioni dei giudici non si commentano e se non si condividono si impugnano”. Secondo il provvedimento del giudice, sarà la magistratura di Sorveglianza a valutare “se e quando Cesare Battisti potrà godere di benefici penitenziari, in virtù di una progressione trattamentale”. Primo fra tutti “il beneficio della liberazione anticipata ai fini del calcolo del termine per poter chiedere permessi premio e misure alternative alla detenzione, avendo riguardo anche ai periodi di custodia cautelare espiata all’estero”.

Tre mesi fa, davanti al pubblico ministero, Battisti aveva ammesso di essere colpevole dei quattro omicidi per cui era stato condannato. “È stata una guerra giusta, ma ora chiedo scusa alle vittime”, aveva detto in quell’occasione l’ex terrorista. Nel corso dell’interrogatorio, Battisti aveva anche dichiarato di essere stato sostenuto, nella sua latitanza, “da partiti, gruppi di intellettuali, soprattutto nel mondo editoriale, come sostegno ideologico e logistico”.

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