“Probabilmente sono cambiate le modalità di comunicazione, ma in sostanza non ho visto un attacco sistematico alla Banca d’Italia“. C’è stato “un rapporto dialettico non sempre facile, come è spesso avvenuto”. Ma “quel che conta è che alla fine i nomi che erano stati scelti dal Consiglio superiore della Banca per il Direttorio siano passati, il risultato si è ricomposto”. L’ex direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, intervistato da Repubblica, getta acqua sul fuoco e derubrica a normale dialettica gli attacchi di alcuni esponenti del governo a via Nazionale, tra richieste di discontinuità e auspici di totale azzeramento sfociati in un nulla di fatto visto che alla fine come nuovo dg di Palazzo Koch è stato nominato l’ex vice di Rossi Fabio Panetta.

Alla domanda se “resti un vulnus nei rapporti”, l’economista barese risponde: “No, non mi pare. Tutto è bene quel che finisce bene”. Quanto alla sua rinuncia a un nuovo mandato, “ho capito che era opportuno un cambiamento e ho voluto agevolarlo. L’ho fatto in nome dell’ interesse pubblico e della stessa Banca. E ho dato retta a mia moglie, che mi diceva: “Perché devi stare là altri sei anni? Esci finché stai ancora bene e dimostra che altro puoi fare!”. Così insegnerò anche alla Luiss”.

Rossi parla anche delle norme europee sui salvataggi bancari ricordando che “quando nel 2013-14 era in discussione la direttiva Brrd sulla risoluzione delle crisi bancarie, Banca d’Italia e il ministero dell’Economia ci provarono” a ottenere norme più adatte ma “non potevamo contrastare una tendenza che si affermava in tutta l’Europa a guida tedesca. Era anche scoppiata la crisi dei debiti sovrani che aumentava i sospetti tra Paesi del Nord e del Sud Europa”. Ma a quel punto la Germania aveva già salvato le sue banche con soldi pubblici, “tanto che si potrebbe attribuire alla Germania questo pensiero: ‘Noi abbiamo salvato le nostre banche, adesso non diamo il permesso agli altri di salvare le loro‘”. Il risultato è che i casi “di banche da salvare, che sono figli di quella situazione di crisi dell’economia reale, sono costati al contribuente italiano molto meno di quanto abbia speso il contribuente in Germania, in Francia, in Gran Bretagna o in Spagna”.

Quanto alle accuse sulle falle nella vigilanza, “sono convinto che Bankitalia non avrebbe potuto fare altro con le norme che aveva a disposizione. Il dibattito allora si può spostare sulla giustezza di quelle norme”.