Si dice “indisponibile” a un secondo mandato sia nel suo ruolo di direttore generale di Bankitalia che di presidente dell’Ivass. Per questo Salvatore Rossi lascerà gli incarichi alla scadenza naturale. L’economista barese, in Bankitalia dal 1976, ha comunicato le sue intenzioni in due lettere ai dipendenti: “Per assicurare la funzionalità dei due Istituti uscirò formalmente solo dopo che sia stato completato l’iter della mia sostituzione e comunque entro il 9 maggio, scadenza naturale del mio mandato”, si legge. La decisione di Rossi arriva in coda alle polemiche politiche per la richiesta di “azzeramento” e “discontinuità” dei vertici portata avanti da 5 stelle e Lega all’interno della maggioranza di governo. Una richiesta che, per ora, ha lasciato vuota la poltrona del vice direttore generale di Luigi Federico Signorini, il cui mandato è scaduto l’11 febbraio scorso e che potrebbe riproporsi a breve con la scadenza dell’altra vice, Valeria Sannucci, il cui incarico termina il 9 maggio insieme a quello di Rossi.

“Care colleghe e cari colleghi della Banca d’Italia e dell’Ivass – si legge nella lettera – lascerò i miei incarichi, rispettivamente, di direttore generale e di presidente fra qualche settimana, dopo quasi quarantatré anni di un percorso professionale tutto avvenuto all’interno della Banca e poi anche dell’Ivass. Per assicurare la funzionalità dei due Istituti uscirò formalmente solo dopo che sia stato completato l’iter della mia sostituzione”.

Rossi racconta: “Sono stati anni per me molto belli e pieni, nonostante le difficoltà e le turbolenze attraversate. Mi sono adoperato per far sì che la Banca d’Italia mantenesse la sua natura di istituzione al servizio dell’interesse pubblico, ma che cambiasse quando e dove necessario; che l’Ivass compiesse la transizione rispetto all’assetto precedente e si rilanciasse all’esterno”.

Il dirigente vede nel suo futuro l’insegnamento. “Confido che dopo il ciclo ora in chiusura – scrive ai dipendenti  – possa aprirsene un altro: mi piacerebbe ad esempio trasmettere quel che ho imparato finora a quante più persone possibile, di ogni età e condizione culturale, attraverso strumenti come l’insegnamento, libri e articoli, interventi sui media. Ovviamente nel mio stile, che si sforza di essere non accademico e comprensibile. Vedremo”.

“Il mio pensiero riconoscente – prosegue la lettera – va a tutti coloro con cui ho lavorato, non solo negli anni in cui ho fatto parte del Direttorio della Banca d’Italia e dell’Ivass, ma anche in quelli trascorsi da dipendente della Banca: prima in filiale, a Milano, a occuparmi di vigilanza, poi nel Servizio Studi, come si chiamava allora, poi da segretario generale. La mia contentezza, il mio orgoglio, è di essere appartenuto a due Istituzioni in cui i principi della competenza, della serietà, dell’onestà, del senso di servizio pubblico, sono stati tenuti nella massima considerazione. È un patrimonio che spero di avere assimilato e che mi porterò dietro dovunque vada e qualunque cosa faccia. Auguro ogni bene a voi tutti, alle due Istituzioni e a chi le guida e guiderà”.