“Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”. È netta la presa di posizione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a una settimana dal voto delle Europee. Il numero due della Santa Sede non ci sta a restare in silenzio il giorno dopo le parole del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che chiudendo a Milano il raduno dei sovranisti europei ha attaccato Papa Francesco. Ma il leader della Lega è andato oltre brandendo, sul palco di piazza Duomo, un rosario e chiudendo il suo intervento con un affidamento alla Madonna “che sono sicuro”, ha aggiunto, “ci porterà alla vittoria”. Parole che hanno indignato il settimanale dei Paolini, Famiglia Cristiana, che in un editoriale a firma di Francesco Anfossi non esitano a definire quello di Salvini un “sovranismo feticista” e “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani“.

Posizione in perfetta sintonia con quella espressa dal gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, che sui social ha ricordato che “rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”. Nel suo articolo su Famiglia Cristiana, Anfossi scrive che “succede spesso per i capipopolo che a parlare per loro sia la piazza: a volte meglio di loro o addirittura in maniera più autenticamente contraddittoria. È quel che è capitato a Matteo Salvini al comizio sovranista di ieri pomeriggio in piazza Duomo a Milano. Mentre il leader della Lega per pochi lunghissimi minuti baciava sul palco il rosario, citava i santi patroni d’Europa e affidava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dalla stessa piazza partivano fischi e ululati all’indirizzo di Papa Francesco“.

Secondo l’editorialista del settimanale “in realtà era la ‘vox populi’ della piazza a parlare per il vero Matteo Salvini”. “Il Salvini che mentre esibiva feticisticamente un Vangelo – ricorda ancora Anfossi – allo stesso tempo ordinava di tenere ostinatamente chiusi i porti di fronte all’ennesima nave che chiedeva di approdare sulle coste italiane con il loro carico di vite umane“. “Il Salvini che nelle stesse ore riceveva una condanna delle Nazioni Unite per via del cosiddetto ‘decreto sicurezza“, quella che nell’articolo viene definita “una legge così lesiva dei diritti umani che per trovare qualcosa di confrontabile nella storia d’Italia bisogna risalire alle leggi razziali del ‘38”.

Ma Famiglia Cristiana non si ferma qui. “‘Il Governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo’, si è vantato il ministro dell’Interno dal palco, mentre il Mediterraneo continua a ingoiare morti annegati“. “Mettere a repentaglio vite umane e rifiutare di soccorrere i naufraghi come deterrente per non far partire i migranti dalle coste del Maghreb non è degno di un Paese civile”, sostiene ancora l’editoriale. “Meglio la piazza allora – si legge – più autentica nel suo cinismo, nel gridare ‘buu’ a Francesco, il Papa che ha fatto del suo primo viaggio a Lampedusa uno dei tratti distintivi del suo pontificato”.

Per Anfossi, “l’antifona persino smaccata di Salvini pronunciata in quella distesa di bandiere azzurre e tricolori, con i suoi simboli della cristianità utilizzati come amuleti, con quell’uso così feticistico della fede, serve a coprire come una fragile foglia di fico gli effetti del decreto sicurezza“. “Un decreto che ha provocato solo ‘pianto e stridore di denti’ per dirla con Matteo (l’evangelista, non il vicepremier)”, scriva ancora Anfossi che poi cita proprio un tweet del direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro: “È venuto il momento per i cattolici per indignarsi“.

La distanza tra il leader della Lega e il Pontefice Bergoglio è nota da tempo. Al raduno di Pontida del 2016, Salvini si era fatto fotografare con in mano la maglietta con su scritto “il mio Papa è Benedetto”. Un gesto molto indigesto all’interno del Vaticano e della Cei, che era stato accompagnato da parole inequivocabili: “Noi non dimentichiamo l’insegnamento di Papa Benedetto XVI”. Salvini era andato oltre affermando: “Papa Benedetto aveva idee molto precise sull’islam. Quelli che invitano gli imam in chiesa non mi piacciono”.

L’avversione con Francesco era già abbastanza evidente ben prima che Salvini, divenuto ministro dell’Interno, attuasse la sua politica anti migranti. Posizione che gli ha precluso ogni tipo di contatto con Bergoglio, benché adesso al leader della Lega un’udienza con Francesco farebbe molto piacere. Ma su questo punto il Papa è irremovibile: o cambia la linea sui migranti o non ci sarà un’udienza e nemmeno una stretta di mano. Ciò nonostante Salvini abbia cercato la mediazione del cardinale Becciu. Perfino Donald Trump, attaccato da Bergoglio in piena campagna elettorale, ha cercato e ottenuto un’udienza privata col Papa durante il suo primo viaggio in Europa. Ma le strade di Salvini e Bergoglio, ora più che mai, sono destinate a restare separate.

Twitter: @FrancescoGrana