Quattro condanne a poco più di 10 anni di carcere per omicidio preterintenzionale sono state inflitte ai giovanissimi marocchini accusati di avere scatenato il panico in piazza San Carlo a Torino la sera del 3 giugno 2017 spargendo spray urticante tra la folla a scopo di rapina durante la proiezione su maxi schermo della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. In piazza ci furono 1.672 feriti e, in seguito, morirono due donne per le lesioni riportate.

Un giorno di carcere per ciascun ferito, cinque giorni per ognuna delle persone molestate con lo spray al peperoncino la richiesta conclusiva dei pm Roberto Sparagna e Paolo Scafi, durante la requisitoria, era stata stata di 14 anni e 20 giorni di reclusione per tre imputati e 14
anni e 8 giorni per il quarto, che a differenza degli altri non risultava avere commesso che un paio di furti. Per la morte di Erika Pioletti e Marisa Amato, avvenuta in conseguenza delle lesioni, era stato contestato l’omicidio preterintenzionale. “Mi aspettavo qualcosa di diverso e di meglio e rimango convinto della nostra ricostruzione dei fatti: non ci fu la rapina all’origine della tragedia – dice l’avvocato Basilio Foti – Leggeremo le motivazioni e faremo appello. Questa non è giustizia”.

Lo scorso 5 aprile i componenti della banda dello spray avevano patteggiato la pena per i furti e le rapine utilizzando lo spray urticante a Torino  e in altre città italiane ed europee. Il Tribunale di Torino aveva accolto le richieste formulate dagli avvocati dei dieci giovani nel corso dell’udienza preliminare con pene da un minimo di un anno a un massimo di 4 anni e 8 mesi. L’accusa riguardava 13 rapine e 29 furti commessi fra l’altro a un concerto di Justin Bieber a Monza, ai festival Notting Hill di Londra e Tomorrowland di Boom (Belgio), a un’esibizione della cantante Elisa a Torino e poi a Firenze, Milano Reggio Emilia, Padova, in Francia.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ordine francescano, assolti e prescritti i tre frati per il buco da 20 milioni

prev
Articolo Successivo

Trani, “affari con il Comune in cambio di sponsor alla squadra locale”: arrestato ex patron del Bari, indagato il sindaco Pd

next