“Mia madre si chiamava Tina, mio padre Sasà. Mio padre era poco reattivo alle smancerie, come tanti uomini di quell’epoca. Mia madre era un po’ più affettuosa. Io ho la vita salva grazie a Maradona e al Napoli: quando sono morti i miei genitori, erano andati in una casa di montagna che avevamo, io ero solito accompagnarli”. Paolo Sorrentino è tornato a parlare della morte dei suoi genitori, scomparsi molti anni fa a causa di una fuga di gas nell’abitazione dove si trovavano, e intervistato da Raffaella Carrà nel suo “A raccontare comincia tu” ha ripercorso quegli attimi drammatici.

Quella volta io non sono andato perché mio padre aveva acconsentito che andassi a seguire il Napoli in trasferta. Per questo non mi sono trovato in quella casa quando è successo l’incidente con il riscaldamento. La passione salva ma uccide pure, mio padre aveva la passione per lo sci: sono le cose della vita”, ha raccontato il celebre regista spiegando che il lutto è stato difficile da affrontare e superare e che lo ha segnato per sempre. “Sono dolori enormi, non ci si libera più: si attutiscono, si trasformano, a una determinata età condizionano la vita. Non necessariamente in peggio: i dolori sono anche portatori di trasformazioni intelligenti. Da un lato dà e dall’altro toglie. La sensazione inconscia è quella di un abbandono seppur non deliberato, ma è quello”, ha concluso Sorrentino.

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