Urne aperte fino alle 20 in Spagna per le elezioni generali. Più di 36 milioni e mezzo di cittadini – dei quali 1.157.196 affronteranno per la prima volta una consultazione elettorale – sono chiamati alle urne per eleggere 350 deputati e 208 senatori e decidere quale governo avrà il Paese iberico dopo la caduta dell’esecutivo guidato dal socialista Pedro Sanchez. Alle 18 l’affluenza si attestava al 60,72%: una partecipazione nettamente più alta rispetto alle ultime elezioni, quelle del 2016, con 9,5 punti percentuali in più. Affluenza particolarmente elevata soprattutto in Catalogna: 64,19%, quasi il 18% in più rispetto alle precedenti elezioni. La Catalogna, dopo i tentativi del 2017 di secessione unilaterale dei leader indipendentisti oggi in carcere, è stata uno dei temi cruciali della campagna elettorale.

Già alle 14 l’affluenza al voto aveva fatto registrare la seconda partecipazione più alta (nei dati provvisori) nei 42 anni di storia della democrazia spagnola, dopo le elezioni del 1993, con il 41,46%.

La giornata alle urne
I leader dei principali partiti hanno tutti votato in mattinata. “Spero in una giornata (elettorale) che apra le porte aperte al futuro”, ha detto il leader socialista Sanchez, che ha votato presso il seggio di Pozuelo de Alcaron, una località di Madrid. Il leader socialista aveva assunto la guida del governo meno di un anno fa dopo la caduta dell’esecutivo guidato da Mariano Rajoy del Partido Popular. I sondaggi lo danno come favorito: stando alla gran parte dei rilevamenti il Psoe dovrebbe emergere dalle urne come il primo partito ma è anche poco probabile che ottenga la maggioranza di 176 seggi al Congresso per governare da solo.

“Si voti con speranza e si voti senza paura” è l’appello lanciato da Sentiago Abascal, leader della lista spagnola di ultradestra Vox, dopo aver votato oggi in un seggio nel quartier di Pinar del Rey, nella capitale. Circondato da giornalisti, il presidente del partito di ultradestra che è stato uno dei protagonisti della campagna elettorale, ha parlato di quello di oggi come di un “voto storico“. E per Vox potrebbe davvero esserlo se il risultato delle urne confermerà le previsioni secondo cui è alta la probabilità che Vox entri in parlamento da cui rappresentanti di una forza di estrema destra mancavano dal 1982.

Spera nell’affluenza Pablo Iglesias, il leader della formazione di sinistra spagnola Unidas-Podemos che ha votato presso un seggio nella località Galapagar di Madrid, dove risiede. “Bisogna aspettare che gli spagnoli si esprimano ma spero che la partecipazione sia alta”, ha detto Iglesias la cui formazione politica è data come possibile alleata di governo dei socialisti dopo che il leader del Psoe. Pedro Sanchez, nei giorni scorsi ha chiaramente dichiarato che “nulla osta” a questo tipo di sviluppo. “La mia sensazione – ha continuato Iglesias dopo il voto – è che in Spagna ci sia una maggioranza progressista che deve esprimersi”.

Albert Rivera, leader dei liberali di Ciudadanos, ha votato presso un seggio a Barcellona lanciando a sua volta un appello alla partecipazione e affermando che a suo avviso questa consultazione è per la Spagna un’occasione di cambiamento. “Si può cambiare era, verso una Spagna pluralista ma forte e unita”, ha detto.

Agli appelli per un’alta partecipazione al voto si è unito poco dopo mezzogiorno anche Pablo Casado, leader del Partido popular, che ha votato presso il collegio elettorale del Pilar nel quartiere di Salamanca, a Madrid. “Credo che sia fondamentale che tutti gli spagnoli vadano a votare”, ha detto, esprimendo poi la sua speranza per un governo stabile come risultato della consultazione elettorale di oggi e che rompa con la tendenza di instabilità degli ultimi anni nel Paese. “Potremmo trovarci davanti alle elezioni più significative da tempo per il futuro della Spagna”, ha aggiunto.