Da Bruxelles è arrivata la risposta della Commissione europea alla richiesta pubblica di Enzo Moavero Milanesi per un sostegno in caso di ripresa anomala di flussi migratori dalla Libia, dovuti soprattutto all’intensificarsi del conflitto nel Paese. Un messaggio, quello recapitato alla Farnesina dalla portavoce Mina Andreeva, che non piacerà al ministro degli Esteri. “Risponderemo formalmente alla lettera”, ha annunciato la portavoce durante il midday briefing con la stampa. Ma ha poi voluto specificare che “la Commissione non è un ostacolo quando si tratta trovare un equilibrio tra solidarietà e responsabilità nella questione dei flussi dei migranti e della migliore gestione dei flussi. Sarebbe meglio rivolgersi agli Stati membri”.

Tradotto: da Palazzo Berlaymont non c’è mai stata un’opposizione alla redistribuzione interna dei migranti tra i diversi Stati membri e a una riforma del Trattato di Dublino che lascia al primo Paese di approdo la responsabilità di valutare e, eventualmente, accogliere i migranti extracomunitari che fanno richiesta di protezione internazionale, ma i maggiori ostacoli si trovano nel dialogo con alcuni tra i 28 dell’Ue. Sarà con loro, quindi, che Roma dovrà stringere accordi per alleggerire il carico di arrivi, una strategia che il governo ha già provato a mettere in campo impedendo l’entrata in porto alle navi che effettuavano i soccorsi in mare, costringendo in qualche caso alcuni Paesi come Spagna, Francia, Malta, Germania e altri a farsi carico di una quota di persone.

La risposta recapitata da Bruxelles non era certo quella che Moavero sperava di ricevere, visto che durante la conferenza stampa congiunta con l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, aveva cercato di dare rassicurazioni in caso di un nuovo aumento dei flussi migratori dal Paese nordafricano. “Ho scritto al primo vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, e al commissario per le migrazioni, Dīmītrīs Avramopoulos, per chiedere che si predispongano tutti gli atti necessari qualora si verificassero quei flussi anormali di cui parla il trattato sul funzionamento dell’Unione europea che prevede si possano prendere misure”, aveva dichiarato Moavero. “Queste furono già applicate nel 2015 e portarono a una redistribuzione dei migranti nei Paesi europei. Noi comunque auspichiamo e stiamo cercando di operare affinché non si verifichi questa realtà”.

Specificando che l’emergenza umanitaria in Libia rimane una delle priorità per l’esecutivo di Roma, Moavero e Salamé hanno voluto rassicurare sull’effettiva portata del fenomeno migratorio. Nel Paese si trovano 700mila migranti, ma pronti a partire, ha spiegato qualche settimana fa l’Oim a Ilfattoquotidiano.it, sarebbero circa 200mila. Ai quali devono essere aggiunti gli sfollati interni, oggi circa 34mila, che però non vorrebbero uscire dal proprio Paese con la speranza di poter far presto ritorno a casa dopo la fine delle ostilità.

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