È stato ritrovato morto vicino alla sua auto all’interno del silos di piazza Dante, a Chiavari, l’ex collaboratore di giustizia, Orazio Pino. Attualmente l’uomo, 70 anni, era orefice ma anni fa aveva collaborato con i magistrati dopo essere stato un uomo della cosca di Benedetto Santapaola, storico boss di Catania. All’ombra del boss aveva ricoperto il ruolo di capo della “squadra” di Misterbianco in aperta contrapposizione con la cosca di Mario Nicotra. Aveva chiuso i conti con la giustizia da alcune settimane ed era fuori, per sua scelta, dal programma di protezione dal 2009.

Colpito da 5 metri – L’uomo secondo le prime informazioni è stato ucciso con un colpo di pistola di piccolo calibro alla nuca a una distanza di 5-6 metri, mentre stava raggiungendo la propria macchina. La vettura era ancora chiusa. Gli agenti del commissariato di Chiavari, intervenuti per primi sul posto, hanno trovato il marsupio dell’anziano con ancora i soldi. Gli uomini della Squadra mobile di Genova, agli ordini del primo dirigente Marco Calì, stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza del supermercato ma anche quelle lungo la strada che dal negozio porta al parcheggio multipiano per vedere se qualcuno lo abbia seguito.

L’indagine – Gli investigatori avrebbero individuato alcuni testimoni che però non avrebbero indicato elementi significativi. In un primo momento la morte di Orazio era sembrata riconducibile a un infarto: sul cadavere infatti non ci sono segni di collutazione o altre ferite. I poliziotti, al momento, non escludono alcuna pista e stanno cercando di capire se il suo passato abbia qualcosa a che fare con l’omicidio, avvenuto martedì sera.

Chi è Orazio Pino – Pino era uno dei più importanti collaboratori di giustizia che aveva ricostruito le fasi più sanguinose della guerra di mafia a Catania negli anni Novanta. Lui stesso si era accusato di essere l’autore di decine di agguati. Il suo profilo criminale è descritto negli atti giudiziari come quello di un personaggio di spicco della famiglia mafiosa di Giuseppe Pulvirenti detto “u Malpassotu”. All’ombra del boss aveva ricoperto il ruolo di capo della “squadra” di Misterbianco (Catania) in aperta contrapposizione con la cosca di Mario Nicotra. Orazio Pino, come il “Malpassotu”, era ritenuto vicino al clan di Nitto Santapaola nel quale avrebbe organizzato anche epurazioni interne. Dopo varie condanne, due settimane fa aveva chiuso i conti con la giustizia.

Uscito dal programma di protezione – Per sua scelta, nel 2009 era anche uscito dal programma di protezione: aveva concordato una “liquidazione” economica che aveva investito nella sua attività commerciale. Con la società “Isola preziosa” gestiva una gioielleria con alcuni punti vendita. Socie di “Isola preziosa” erano la moglie di Pino e le due figlie. L’ex collaboratore era componente del consiglio di amministrazione e per questo la società era stata oggetto nel 2016 di una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Genova. Il provvedimento era stato poi confermato dal Tar al quale Pino aveva fatto ricorso dopo essersi dimesso dalla società. Ma la sua uscita, scrivono i giudici del Tar, “è da considerarsi un mero tentativo di salvare la società dalla censura antimafia” e quindi “permane il pericolo di tentativi di infiltrazioni mafiose nella società, proprio in ragione della sua presenza”.

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