Mi hanno rubato la bandiera europea: era bella, grande, con le 12 stelle giallo cromo sullo sfondo blu cobalto. L’avevo sciorinata fuori casa raccogliendo l’invito di Romano Prodi e di numerosi movimenti europeisti, spesso divisi, ma su questo uniti, a farlo il 21 marzo; anzi, l’avevo messa fuori un po’ prima, per la verità, e ce l’avevo lasciata nei giorni seguenti, perché mi pareva brutto “ammainarla” dopo averla sciorinata e perché vedevo che altri nel quartiere, al Colle Oppio – non moltissimi, ma neppure pochi -, facevano lo stesso. Ho pensato: la lascio fino alle elezioni europee, male non fa.

Una di queste mattine, mentre spalancavo le persiane di buon’ora, mi sono accorto che la bandiera non c’era più: era stata sfilata, non strappata, dai supporti cui l’avevo agganciata. Le altre intorno c’erano ancora, ma stanno ai piani alti: le mie finestre sono al piano rialzato, una persona alta riusciva a prendersela senza fare acrobazie.

Mi hanno rubato la bandiera europea. Ma non me ne sono dispiaciuto troppo: primo, perché sono sicuro che i miei amici federalisti ne hanno altre in serbo e che presto potrò di nuovo esporne una – magari, la ancoro un po’ meglio; secondo, perché mi piace pensare (o illudermi) che non se la siano presa per dileggio, mio e dell’Unione, ma per emulazione e magari persino per invidia, perché volevano averne una loro da esporre. E se adesso la mia bandiera sta su qualche altro balcone o davanzale, bene: sarà una in più e non una in meno.

In questa stagione di sovranismo aggressivo e di europeismo tiepido, quando anche molti federalisti giocano in difesa, invece di andare all’attacco per un’integrazione della politica estera e di difesa e del controllo delle frontiere esterne, oltre che dell’economia, del mercato, della moneta, della libertà di circolazione delle persone, quelle bandiere europee che il 21 marzo punteggiavano la città e che m’aspetto tornino fuori tutte e di più all’avvicinarsi del 26 maggio mi davano fiducia e speranza.

Chi vorrà la mia bandiera europea, adesso che tornerò a esporla, la prenda pure. Ma non se la porti via di notte, come un ladro: se mi suona il campanello di giorno, gli offro un caffè e parliamo un po’ d’Europa; poi gliela do, perché la esponga lui.