Scontro tra Matteo Salvini Michela Murgia. Il ministro aveva scritto che la Murgia e “gli ‘intellettuali’ radical-chic italiani non si smentiscono mai” per la “spocchia”. La scrittrice ha risposto elencando i lavori che ha fatto prima di arrivare a esercitare la sua professione e ha attaccato Salvini definendolo “lo zimbello dei parlamentari stranieri” a Bruxelles.

La vicenda
La scrittrice ha negato un’intervista a Quarta Repubblica, programma di Nicola Porro su Rete 4, in quanto “non riconosce l’onestà intellettuale” del conduttore, come ha scritto su Instagram. Porro ha replicato sul suo sito sostenendo che la scrittrice “ha dimostrato di essere una donna ignorante perché semplicemente ignora”e “attribuisce a tutti una casella politica in modo quasi razziale“. La replica del vicedirettore de Il Giornale – contenuta in un articolo dal titolo “Murgia, la nuova Boldrini” – è stata condivisa su Twitter dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

L’autrice tra gli altri di “Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna” ha scritto un post su Facebook in cui ribatte alle accuse del ministro: “È il giochetto preferito di Salvini quello di far passare chiunque lo critichi per un ricco altolocato che non ha contatto con la gente e con la realtà, che non conosce i problemi veri e che non sa cosa sia la fatica del lavoro, ambiti in cui lui invece si presenta come vero esperto”. La scrittrice continua quindi proponendo il gioco della “sinossi dei curriculum” in cui elenca tutta la sua esperienza lavorativa contrapposta a quella del ministro.

“Frequentò uno dei licei dei figli della buona borghesia”
La Murgia inizia raccontando che “nel 1991, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria”. Poi inizia la comparazione con il leader della Lega: “Nel 1992 mentre lavoravo in una società di assicurazioni per sostenermi gli studi all’istituto di scienze religiose”, Salvini “prendeva 48/60 alla maturità classica in uno dei licei di Milano frequentati dai figli della buona borghesia” (il liceo Manzoni).
La scrittrice continua raccontando del suo lavoro da precaria nelle scuole mentre, a riguardo di Salvini, “non avendo mai svolto altra attività lavorativa, è lecito supporre che lo pagasse il partito“. Poi continua raccontando che il leader della Lega “prendeva la tessera giornalistica facendo pratica a la Padania e a radio Padania, testate di partito che si reggevano sui finanziamenti pubblici, ai quali io non ho nulla in contrario, ma contro i quali Salvini invece ha invece costruito la sua retorica”. La scrittrice invece “consegnava cartelle esattoriali a domicilio con un contratto co.co.pro”.

“Salvini  passa il tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi”
L’autrice continua ricordando che Salvini “a Bruxelles bruciava un quarto delle sedute del parlamento ed era già lo zimbello dei parlamentari stranieri, che nelle legislature successive gli avrebbero poi detto in faccia quanto era fannullone”. “Io sono a favore della retribuzione dei politici, purché facciano quello per cui li paghiamo”, continua. Infine la donna ricorda che “mentre usciva il mio primo libro, io facevo la portiera notturna in un hotel, passando le notti in bianco per lavorare e riuscire anche a scrivere”. Quanto a Salvini, “non facendo ancora altro mestiere che la politica, immagino che la politica gli passasse uno stipendio. Chissà se somigliava al mio, che per stare sveglia mentre gli altri dormivano prendevo appena più di mille euro al mese”.

La conclusione della Murgia contiene l’attacco più duro: “Se adesso le è chiaro con chi è che sta parlando quando virgoletta il mio nome nei suoi tweet, forse le sarà altrettanto chiaro che è lei, signor Ministro, quello distaccato dalla realtà. Tra noi due è lei quello che non sa di cosa parla quando parla di vita vera, di problemi e di lavoro, dato che passa gran tempo a scaldare la sedia negli studi televisivi, travestirsi da esponente delle forze dell’ordine e far selfie per i social network a dispetto del delicatissimo incarico che ricopre a spese dei contribuenti”. Definisce il ministro “assaggiatore alle sagre” e infine chiosa: “Non mi faccio dare lezioni di realtà da un uomo che è salito su una ruspa in vita sua solo quando ha avuto davanti una telecamera”.

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