Rai Movie kaputt. Questa volta per il canale tematico pubblico di cinema 24 ore su 24 è finita davvero. “RaiMovie sparisce come brand, ma non sparisce il cinema, ci sarà un’integrazione tra i canali”, ha spiegato l’ad Rai, Fabrizio Salini, durante l’ultima commissione di vigilanza. E a giustificazione dell’inspiegabile cancellazione che ha fatto insorgere migliaia di spettatori e appassionati – cancellazione che è parte del Piano Industriale 2019-21 che rivoluzionerà la Rai – Salini ha utilizzato un curioso escamotage matematico: “Ci sono inesattezze sulla stampa. Non è vero che Rai Movie trasmette 3000 titoli all’anno. Nel 2018 sono stati programmati circa 360 titoli unici, cioè un film al giorno, con un tasso di replica di 10 o 12 volte a titolo. Il piano invece prevede l’incremento dell’offerta cinematografica”.

Quindi nemmeno l’elogio di una rete che con le repliche di uno stesso film tiene una media costante di share sopra l’1,2%, superando spesso nella classifica della prima serata anche i canali TV8 e Nove. Rai Movie viene cancellata, ma l’offerta di film magicamente si allarga a dismisura. Sì, ma per andare dove? “Invece che avere un canale apposito, i film verranno sparpagliati in tutti i palinsesti Rai”, spiega al fattoquotidiano.it il deputato Pd Salvatore Margiotta, membro della commissione vigilanza. “La creazione di un canale tematico al maschile e uno al femminile e la cancellazione di Rai Movie e Rai Premium pare non siano connesse. Rimane il fatto che non si comprende per nulla la ratio di questa scelta, se non di una generica chiusura per dire che comunque qualche taglio lo si è fatto. Eppure per un utente che paga il canone potere vedere un film a qualsiasi ora era ed è un’intuizione davvero importante in termini di offerta televisiva”. “Non ci sarà un canale di taglio e cucito e di pentole, con tutto il rispetto per il taglio e cucito – ha ulteriormente specificato Salini -. Su Rai Play c’è, invece, un catalogo di 1200 titoli unici. Noi non abbiamo rinnovato il contratto con una major americana, per avere tutto il prodotto di quella major. Questo significa che quelle risorse saranno riversate nell’acquisto di titoli italiani o europei”.

“Il cinema – ha poi concluso l’ad – sarà presente in Rai e ciò corrisponde allo spirito generale del piano, perché i prodotti si devono incastonare nel flusso in cui possono essere al meglio diffusi. La Rai ha speso 320 milioni nella produzione di cinema e 110 milioni nell’acquisto, è una tendenza che vogliamo valorizzare”. Ora, al di là di generiche affermazioni di protesta lanciate dai propri indirizzi social, mancano all’appello le opinioni di produttori e distributori del mondo del cinema italiano. Sempre che la fuga verso Netflix non sia oramai strategia e fine principale. Con un’unica certezza: a breve cancelleremo il canale 24 dal telecomando.

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