La prima foto di un buco nero è frutto di due anni di studi del gruppo di Eht e di due diverse campagne osservative: la prima nell’aprile 2017 e la seconda nello stesso mese del 2018. La rete di radiotelescopi di Eht ha una ‘vista collettiva’ talmente acuta che potrebbe scorgere distintamente una mela sulla superficie della Luna. La notizia fa subito il giro del mondo. Come per la scoperta delle onde gravitazionali, annunciata l’11 febbraio del 2016.

È un momento d’oro per gli scienziati che studiano i segreti del cosmo, sondando le sue pieghe più intime. “È l’inizio di una nuova fisica, stiamo guardando qualcosa di assolutamente nuovo”, spiega De Laurentis. “Questo risultato è una delle pietre miliari dell’astronomia gravitazionale. È importante come la scoperta delle onde gravitazionali, che ci ha dato una prima prova indiretta dell’esistenza dei buchi neri. Si tratta di un primo tassello di un puzzle che dobbiamo ancora costruire. D’ora in poi – conclude De Laurentis – la classificazione di questi oggetti cambierà la nostra visione dell’universo”. Il prossimo obiettivo dei cacciatori di buchi neri sarà il mostro che dimora al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, lontano 26 mila anni luce e con una massa pari a 4 milioni di volte il Sole. Studiarlo potrà aiutare gli scienziati a capire le origini della nostra galassia. Sagittarius A* è persino più sfuggente del buco nero di M87 appena fotografato. Ma gli scienziati sono ottimisti: ormai sanno come dare luce a questi signori del buio.

The Shadow of the Supermassive Black Hole

Array and Instrumentation

Data processing and Calibration

Imaging the Central Supermassive Black Hole

Physical Origin of the Asymmetric Ring

The Shadow and Mass of the Central Black Hole

 

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