Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si è dimesso. Finisce così un regno durato 20 anni cui hanno dato la spallata decisiva i cortei e le proteste di piazza che si sono succedute per tutti i venerdì a partire dal 22 febbraio scorso, oltre alla fine dell’appoggio dei vertici militari. Il presidente, in sedia a rotelle e con difficoltà a parlare a causa dell’ictus che lo ha colpito nel 2013, ha firmato una lettera in cui ha spiegato di essersi dimesso per calmare gli animi e proteggere cittadini e prosperità del paese perché i cittadini “possano insieme portare l’Algeria al futuro migliore a cui aspirano”. Ha inoltre spiegato la tempestività delle dimissioni, giunte solo il giorno successivo dal loro annuncio che le prospettava entro il 28 aprile: “Ho preso questa decisione per evitare e prevenire le argomentazioni che distorcono la situazione in cui ci troviamo ed evitare che si trasformi in disordini gravi, per assicurare la protezione delle persone e dei beni”.

Cosa succede dopo le dimissioni
Bouteflika aveva già annunciato una dilazione dell’incarico per dover prender “importanti misure per assicurare la continuità del funzionamento delle istituzioni dello Stato durante il periodo di transizione” che sarebbe seguito alle dimissioni. Lo schema prospettato non è piaciuto però ai militari e il ministero della Difesa, guidato come vicepresidente dal Capo di Stato maggiore delle Forze armate Ahmed Gaid Salah, ha insistito perché il presidente venisse rimosso “immediatamente” (“non c’è altro tempo da perdere”) attraverso la complessa procedura indicata dall’articolo 102 della Costituzione. L’articolo prevede che “quando il presidente della Repubblica, a causa di una malattia grave e duratura, é totalmente incapace di svolgere le sue funzioni, il Consiglio costituzionale si riunisce di diritto e dopo aver verificato la vera condizione d’infermità con tutti i mezzi appropriati, propone all’unanimità al Parlamento di dichiarare lo stato di infermità” con una maggioranza di due terzi dei componenti. Come scrive RaiNews, se l’assemblea legislativa dichiara lo stato di infermità l’incarico di presidente resta ad interim ad Abdelkader Bensalah, presidente del Consiglio della Nazione, la camera alta del Parlamento, che rimane in carica per 45 giorni cui segue un periodo massimo di 90 giorni per organizzare nuove elezioni.

La contestazione giovanile continua
La situazione resta comunque tesa. Ieri un comunicato del ministero della Difesa ha smentito uno attribuito alla Presidenza su presunte di dimissioni del viceministro Salah e sull’apertura di un’inchiesta militare a suo carico. Secondo i media, Salah avrebbe definito “banda” il gruppo di uomini che redigono i comunicati a nome del capo dello Stato.

Inoltre il nuovo presidente ad interim Bensalah è dal 2002 presidente del Senato; insomma, è un membro del cosiddetto “systeme”, accusato di corruzione e mala gestione delle ingenti risorse del primo esportatore di gas dell’Africa. Peraltro il presidente ad interim non può ricandidarsi alle elezioni, sempre secondo Rainews.
Nonostante questo annuncio di cambiamento, la contestazione dei giovani per l’elevata disoccupazione rimane comunque. Sui social continuano a circolare appelli per un nuovo venerdì di manifestazioni pacifiche in tutto il paese. Le dimissioni – spiegano – sono solo un primo passo perché “Bouteflika non è altro che un dettaglio, la facciata del sistema“. E la piazza, che ieri sera ha esultato, chiede un “cambiamento del sistema e non un cambiamento nel sistema“.

 

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