Cinquecentomila, secondo la polizia. Oltre un milione per le opposizioni. In ogni caso, in Algeria, sono stati tantissimi a tornare a urlare, per il terzo venerdì, che non vogliono farsi governare per altri cinque anni da Abdelaziz Bouteflika, un presidente anziano e debilitato, che stenta a parlare e che da un ventennio incarna un “sistema” ormai inviso. Nella più imponente manifestazione da quando il mese scorso è iniziato il movimento di protesta, almeno mezzo milione di persone hanno sfilato ad Algeri contro l’annunciata quinta candidatura di Bouteflika alle presidenziali del 18 aprile.

La colorata e rumorosa manifestazione, fatta di tante bandiere algerine, fiori e cartelli con “Bouteflika vattene”, per ore è stata pacifica e partecipata anche da alcuni “colonelli” del partito del presidente, il Fln, che nelle scorse ore si sono sfilate perché in disaccordo con la sua ricandidatura. Alla fine gli agenti, che avevano tenuto un basso profilo per tutta la giornata, hanno lanciato lacrimogeni per impedire che alcune frange puntassero sul palazzo presidenziale, mentre piccoli gruppi hanno divelto piastrelle dal tetto di un museo per tirarle alla polizia. Alla fine, si sono contati 112 agenti feriti e 195 fermi.

Bouteflika, 82 anni, al potere dal 1999, è infermo e quasi assente dalla vita pubblica da quando lo colpì un ictus cerebrale nel 2013. Da quasi due settimane è ricoverato a Ginevra, ufficialmente per controlli, tra preoccupanti indiscrezioni sulla sue condizioni di salute smentite dal su entourage. Un candidato alle presidenziali, Rachid Nekkaz, è stato fermato dalle forze dell’ordine davanti all’ospedale della città elvetica dove era andato “per vedere” di persona se Bouteflika “sta bene” sebbene “tutti quanti sanno che è morto”. “Allarmi infondati. Gli esami sono quasi finiti e il presidente tornerà presto”, ha invece assicurato il direttore della campagna elettorale del presidente-candidato, Abdelghani Zaalane.

Le proteste in Algeria, dopo la prima grande manifestazione del 22 febbraio, sono quasi quotidiane e si tratta comunque dei più affollati cortei dai tempi della primavera araba del 2011, disinnescata in Algeria da elargizioni consentite dai proventi petroliferi. Ad Algeri le autorità avevano cercato di arginare l’ondata fermando i mezzi pubblici ma la manifestazione è riuscita lo stesso. Video ripresi da telefonini hanno documentato manifestazioni anche a Orano, Constantine, Setif, Annaba e Souk Ahras, dove gli agenti sono sembrati sfilare coi manifestanti, in un riflesso delle prese di distanza e dimissioni più o meno smentite che stanno emergendo nel sistema di potere formatosi attorno al Fronte di liberazione nazionale.

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