Trenta minuti di allarme all’aeroporto di Malpensa e 4 voli dirottati a causa dell’avvistamento di un drone in prossimità delle piste. L’allarme è scattato intorno alle 11 ed è cessato dopo che i controlli della Polaria hanno permesso di ripristinare l’operatività piena dello scalo. Durante la chiusura sono stati dirottati 4 voli, tre a Linate e uno a Torino. Il 3 marzo scorso un episodio simile aveva causato la chiusura dell’aeroporto per circa mezz’ora.

Il 3 marzo una luce apparsa sul radar a sei chilometri a sud dell’aeroporto di Malpensa aveva fatto scattare l’allarme per circa mezz’ora. Secondo quanto spiegato dalla questura di Varese, fu un elicottero senza piano di volo a costringere le autorità aeroportuali a dirottare sette voli in arrivo sugli aeroporti di Linate, Bergamo e Torino. A quanto emerso, il mezzo di trasporto il cui pilota per oltre cinquanta minuti non avrebbe risposto alle chiamate della torre di controllo di Malpensa, ad un certo punto sparì dai radar.

In passato, invece, episodi simili avevano colpito gli aeroporti della Gran Brategna. Nel dicembre scorso due persone sono state arrestate per “uso criminale di droni” all’aeroporto di Londra Gatwick. Tre i giorni di stop ai voli che hanno danneggiato decine di migliaia di passeggeri. “Come parte delle indagini in corso sull’uso criminale dei droni che ha gravemente disturbato i voli in entrata e in uscita dallo scalo di Gatwick, la polizia del Sussex ha effettuato due arresti subito dopo le 22 del 21 dicembre”, ha spiegato il sovrintendente James Collis. “Ogni pista rimarrà aperta fino a quando non saremo sicuri di aver scongiurato ulteriori minacce alla sicurezza dei passeggeri”. I media locali ipotizzavano l’esistenza di una protesta ambientalista, su cui si starebbero concentrando le autorità.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Catanzaro, maltrattamenti e violenza su anziani: 2 arresti e 3 divieti di dimora per i dipendenti di una casa di cura

prev
Articolo Successivo

Roma, calci e pugni contro immigrati: banda di minorenni terrorizzava le persone sul bus. Il video del pestaggio razzista

next