Troll, hiisi, esseri umani con la coda, neonati inusualmente pelosi. C’è qualcosa di incredibilmente ancestrale, magico, repellente e allo stesso tempo ipnotico, in Border – Creature di confine, il film diretto dall’iraniano-svedese Ali Abbasi, in uscita in Italia grazie a Wanted dal 28 marzo 2019. Un racconto che oscilla tra il fantastico delle creature delle terre nordiche, e la più prosaica detection poliziesca a sfondo pedopornografico. Tina (Eva Melander) è una doganiera portuale dal viso mostruoso ma dall’olfatto eccezionale. Le basta far vibrare labbro e narice, poi tirare su con il naso, per scoprire ogni tipo di merce nascosta e illegale trasportata nelle valigie o addosso ai passeggeri.

Tina vive in una baita lontano dalla città, assieme ad un amico che alleva rottweiler per sfilate e combattimenti tra cani. La donna scalza cammina per i boschi, annusa altri animali selvatici, sorride a volpi con code enormi, fa i grattini sul collo ad una splendida e imponente alce, addirittura mentre guida si ferma venti trenta metri prima perché già sa che da lì ad un secondo attraverseranno la strada alcuni caprioli. La sua vita cambia radicalmente quando nel solito corridoio doganale dove lavora incontra Vore (Eero Milonoff) – stesso suo viso deformato e strano allevatore di vermi in scatola; e allo stesso tempo viene coinvolta dai superiori nel risolvere il caso di un un losco giro di filmati pedopornografici.

Border è un bizzarro, contemplativo e atipico rimescolamento di generi cinematografici, dove i confini da attraversare del titolo sono quelli dell’identità di genere (umano e sessuale) e, in uno straordinario carpiato antropologico e sociale, perfino di mimetizzazione tra uomo e animale. Niente è come sembra. Tina e Vore fanno ciò che umanamente non ti aspetteresti. Ribaltano cliché, ruoli, principio di dominanza sessuale, e attraverso il racconto tutto immerso nella natura di corpi impossibili, nudi, accoppiati, Tina risolve il caso poliziesco e scopre definitivamente le sue origini squarciando il velo di una vulgata mitologica fantasy. Melander e Milonoff recitano truccati sotto pesanti ma originali mascheroni. Abbasi possiede coraggio creativo e uno strano, ieratico e convincente, approccio stilistico nel dilatare il tempo filmico per originare continuamente il mistero del racconto. Quindi, prima che ce lo rubino da Hollywood per qualche generico thriller, correte a vedere il suo originale e inconfondibile Border. 

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