La segretaria generale del consiglio regionale del Lazio, Cinzia Felci, è stata rinviata a giudizio dal gup del Tribunale di Roma per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Andranno a processo insieme a lei, il prossimo 19 giugno anche Antonio Calicchia, ex segretario generale della Regione, accusato di aver aiutato la Felci a costruirsi una carriera dirigenziale senza averne i requisiti, e l’ex capo di gabinetto della Regione, Maurizio Venafro, al quale la Procura contesta le nomine dei due vicedirettori dell’Arpa Lazio (l’agenzia regionale per l’ambiente), Maria Grazia Pompa, anch’essa rinviata a giudizio, e Sergio Marchi condannato dal gup con rito abbreviato a un anno di reclusione per abuso d’ufficio.

Per quanto riguarda la Felci il procedimento evidenzia alcune presunte irregolarità relative al suo curriculum, che le hanno permesso di arrivare al vertice della macchina amministrativa, emerse dopo un esposto in Procura e tre interrogazioni presentate dalla consigliera regionale 5 Stelle Valentina Corrado. La vicenda è stata segnalata in Regione anche dal sindacato dei dirigenti regionali, la Fedirets DirerLazio, costituitosi parte civile nel procedimento penale che riguarda la Felci. Entrambi, come spiegato anche da una perizia del Tribunale, hanno denunciato alcune irregolarità emerse nel concorso da dirigente vinto dalla Felci, svoltosi nel Comune di Velletri (Roma) nel 2004, in seguito al quale, qualche giorno dopo, chiese di essere trasferita e inquadrata come dirigente della Regione Lazio. “L’attuale segretario generale – spiega la Corrado – non era in possesso dei requisiti richiesti per mancanza di anzianità di servizio. Partendo da questo presupposto tutti gli incarichi dirigenziali che la Felci ha ottenuto dal 2004 in poi sono nulli, compreso quello di segretario generale del consiglio regionale”.

Una tesi che coincide con quella riportata nella perizia tecnica della Procura che conferma le irregolarità emerse rendendo “nulla l’assunzione della dottoressa Felci Cinzia in qualità di dirigente presso la Regione Lazio”. “Tale nullità – prosegue la perizia – investe tutti gli atti di inquadramento successivi e tutti gli atti di conferimento di incarichi dirigenziali”. Per la Procura quindi già questi primi passaggi datati 2004 sarebbero stati viziati da una serie di irregolarità anche se dopo 15 anni gli eventuali reati commessi in questa fase sono prescritti. Il discorso cambia però per la nomina della Felci, nell’agosto del 2014, a “direttore del Servizio di coordinamento amministrativo delle strutture di supporto degli organismi autonomi”, agevolata dal coimputato Calicchia: per questo aspetto la prescrizione non è scattata ma è partita l’azione penale rinviando a giudizio entrambi. In questo caso, l’allora segretario generale Calicchia, secondo la Procura, avrebbe facilitato la nomina della Felci.

Nell’ultima interrogazione discussa in consiglio regionale l’11 marzo scorso, la consigliera 5 stelle Corrado ha chiesto di nuovo a Nicola Zingaretti e alla giunta la risoluzione del contratto della Felci ma l’assessore alla Programmazione economica, bilancio, demanio e patrimonio, Alessandra Sartore, ha dichiarato che “la procedura concorsuale è stata posta in essere dal Comune di Velletri. Appare del tutto evidente quindi che la Regione non sia istituzionalmente competente a procedere alla valutazione e annullamento di atti adottati da altra amministrazione”.

Tesi completamente opposta a quella evidenziata dalla consulenza tecnica della Procura che invece afferma che “la Regione Lazio è legittimata ad agire per far dichiarare la nullità dell’originario atto che ha consentito alla dott.ssa Felci l’accesso a tale qualifica presso il Comune di Velletri”. La perizia aggiunge inoltre che l’amministrazione regionale “appare il soggetto maggiormente interessato ad agire proprio in quanto attuale titolare del rapporto di lavoro con la qualifica dirigenziale della dott.ssa Felci e, dunque, attuale soggetto danneggiato dall’illegittima acquisizione della qualifica dirigenziale da parte del dipendente”. “Zingaretti fa orecchie da mercante – prosegue la Corrado – e intanto la Felci da circa 15 anni continua a ricoprire incarichi dirigenziali che sono illegittimi anche secondo la perizia della Procura. Alla luce dei rinvii a giudizio emessi dal gup, che confermano quanto denunciai nel 2014, insieme ad altri colleghi, con una interrogazione e un esposto, sto formalizzando la richiesta di revoca dei decreti presidenziali di nomina dei due vicedirettori dell’Arpa Lazio, ancora ben saldi ai loro posti nonostante una sia stata rinviata a giudizio e l’altro condannato ad un anno di carcere”. La Corrado nell’ultima interrogazione discussa in consiglio regionale ha evidenziato anche che per situazioni analoghe la Regione ha declassato 11 dirigenti a seguito di un’inchiesta interna provvedendo in seguito al demansionamento di altri 3 e al licenziamento di altri 2.

“E’ singolare – spiega Roberta Bernardeschi, segretario regionale della Fedirets DirerLazio – che debba intervenire una organizzazione sindacale per surrogare controlli e verifiche che invece dovrebbero essere fisiologiche in una pubblica amministrazione. Purtroppo oggi dobbiamo di nuovo rilevare che anche parti dell’amministrazione, che dovrebbero garantire il rispetto delle procedure di legge, sostengono che la Felci abbia dimostrato di essere capace di svolgere le proprie funzioni, assecondando e legittimando un fenomeno di ‘usucapione della carriera’ del tutto inammissibile nel nostro ordinamento”.