La Lega è contraria: tema che la firma di un accordo simile possa finire per isolare il governo sullo scenario internazionale. Giuseppe Conte assicura: l’accordo che l’Italia ha annunciato, primo e unico tra i Paesi del G7, di voler firmare con la Cina per la cosiddetta “Via della seta” “offre preziose opportunità per le nostre imprese”, spiega al Corriere della Sera il premier. Che oggi ha incontrato al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i vicepremier e i ministri competenti, in un vertice tenuto in vista del Consiglio Ue del 21 e 22 marzo che affronterà la questione. Il Colle tranquillizza: il memorandum è molto meno pregnante di documenti analoghi stipulati da altri Paesi europei – è il messaggio che filtra – e comunque gli accordi che il nostro Paese andrà a sottoscrivere conterranno regole più severe e stringenti rispetto a quelle indicate negli atti elaborati nei giorni scorsi dall’Unione europea.

Naturalmente si guarda con attenzione alla posizione manifestata dagli Stati Uniti – emerge ancora dal pranzo sul Colle più alto, al quale hanno partecipato il vicepresidente e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il vicepresidente e titolare dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, il responsabile degli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Giancarlo Giorgetti – e in generale alle questioni legate alla sicurezza, visto che tra l’altro il memorandum non tocca il tema della tecnologia 5G.

In mattinata fonti dell’Unione Europea hanno ricordato che “gli Stati membri non possono negoziare accordi in contraddizione con la legislazione europea, per questo non siamo preoccupati” per la firma dell’intesa tra Cina e Italia e le 13 già apposte da altri stati membri al memorandum con Pechino. “La politica commerciale è una competenza Ue, quindi gli Stati membri non possono limitare i nostri margini” di manovra.

La Commissione ha infatti già verificato i 13 accordi siglati da altrettanti stati membri con la Cina, e tutti si sono dimostrati in linea con il diritto europeo, contenendo proprio riferimenti diretti alle norme Ue. L’attesa di Bruxelles è quindi che il memorandum in corso di negoziato con l’Italia e quello con il Lussemburgo seguano questa falsariga, sebbene la Commissione al momento non sia al corrente del contenuto preciso di queste nuove intese. E’ proprio il contenuto a essere l’elemento determinante. In ogni caso, hanno sottolineato le fonti, “c’è una volontà europea collettiva di affrontare queste questioni”, come ha dimostrato il voto di ieri al Parlamento Ue.