All’indomani della decisione di bandire il Boeing 737 Max 8 dai cieli d’Europa e di molti altri Paesi del mondo, è il turno anche di Usa e Canada. Il presidente Donald Trump ha annunciato la firma di un provvedimento d’emergenza per fermare il modello dell’aereo precipitato in Etiopia la scorsa domenica: “La sicurezza del popolo americano, di tutte le persone, è la nostra preoccupazione principale”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca. Di fatto, il Boeing 737 Max 8 è quindi fermo in tutti i continenti, essendo costretto a rimanere a terra in alcuni Paesi dell’America del Sud, in Cina, in Australia e in tutta l’Unione Europea. Intanto per la compagnia statunitense arrivano i primi problemi di carattere squisitamente economico: alcune compagnie che hanno deciso di non far volare i loro velivoli, infatti, hanno annunciato richieste di risarcimento nei confronti del colosso americano.

È il caso della Norwegian Air Shuttle, che ha lasciato a terra i suoi 18 Boeing 737 MAX 8 e che, tramite il portavoce Lasse Sandaker-Nielsen, ha fatto sapere che presto la compagnia norvegese manderà “il conto totale” al vettore. L’indonesiana Lion Air, invece, ha sospeso l’acquisto di quattro modelli di Boeing 737 Max 8 già ordinati, finché non otterrà un rapporto definitivo dalle indagini sullo schianto dello scorso ottobre, che causò 189 morti. In una conferenza stampa al ministero dei trasporti di Giakarta, l’amministratore delegato Daniel Putut ha dichiarato che la compagnia ha bisogno di sapere “la causa all’origine” dell’incidente. La Lion Air, una delle compagnie low-cost principali nell’arcipelago, ha ordinato un totale di 222 Boeing Max, di cui 218 della versione Max 8. Al momento la compagnia dispone di dieci modelli Max 8, i cui voli sono già stati sospesi in seguito all’incidente al volo Ethiopian Airlines la scorsa domenica. Nel frattempo anche altri Paesi hanno chiuso il loro spazio aereo al 737 Max 8: si tratta di Egitto, Turchia, Libano, Uzbekistan, Kosovo, Bulgaria, India, Emirati Arabi e Hong Kong.

Boeing, tuttavia, può consolarsi con la decisione della tedesca Lufthansa, che ha confermato il maxi ordine per 40 nuovi aerei di lungo raggio, di cui 20 Boeing 787-9 e 20 ulteriori Airbus 350-900. A dare il via libera alla commessa, il cui valore si attesta a 12 miliardi di dollari a prezzi di listino, è stato oggi il supervisory board della compagnia tedesca. Dal punto di vista strettamente politico, invece, il Ceo della Boeing, Dennis Muilenburg, ha telefonato a Donald Trump e ha “espresso la propria fiducia nella sicurezza degli aerei 737 Max 8”. La notizia è stata data dal New York Times, che fa riferimento ad una conversazione avvenuta ieri tra il Ceo dell’azienda e il presidente degli Stati Uniti. Troppo poco, evidentemente, per tranquillizzare Trump. In America, due compagnie utilizzano quel modello di apparecchi: la Southwest Airlines ne impiega 34, la American Airlines ne ha 24. La flotta planetaria di 737 Max, però, è stata ampiamente ridotta dai provvedimenti varati nelle ultime 48 ore a diverse latitudini: si calcola che i due terzi dell’aereo in questione siano al momento a terra.

Per quanto riguarda gli sviluppi sull’inchiesta relativa al disastro aereo della Ethiopian Airline, invece, la scatola nera con i dati del volo del Boeing 737 MAX 8 precipitato dopo il decollo da Addis Abeba domenica sarà inviata in Europa per essere decodificata. A renderlo noto è stato il dirigente della compagnia africana Esaid Asrat Begashaw, precisando che l’Etiopia non ha le capacità per farlo, ma senza aggiungere in quale paese sarà effettuato il lavoro. Le scatole nere avrebbero dovuto essere affidate alla Germania, ma Berlino ha rifiutato di analizzarle. In attesa di chiarire con certezza cosa non ha funzionato, sono emersi altri dettagli in merito ai problemi del colosso dei cieli.

Secondo quanto riportato da Politico, ad esempio, sono state almeno 5 negli ultimi mesi le segnalazioni arrivate negli Stati Uniti da piloti che lamentavano problemi nel controllo del Boeing 737 MAX 8 durante momenti critici del volo. La notizia è emersa da un controllo dei registri federali. Alcuni degli episodi in questione sembrano aver coinvolto lo stesso sistema anti-stallo risultato essere stato potenziale causa del disastro aereo di ottobre in Indonesia, stando a quanto emerso da una revisione del database della Federal Aviation Administration sugli incidenti che consente ai piloti di riferire di problemi che si sono eventualmente manifestati.

In un caso, avvenuto nel novembre del 2018, il pilota di un aereo commerciale ha riferito che durante il decollo, con il pilota automatico inserito, “entro due o tre secondi l’aereo ha puntato la prua verso il basso”, abbastanza da azionare il sistema d’allarme del velivolo. Disinserito il pilota automatico, l’aereo ha ripreso a salire normalmente. Il caso di novembre è avvenuto alcuni giorni o settimane dopo il disastro in Indonesia – che ha provocato la morte di 189 persone a bordo del Boeing 737MAX 8 della Lyon Air. Prima del decollo, si legge nel rapporto, l’equipaggio aveva “parlato della recente guida MAX 8 (antistallo) rilasciata dalla FAA e da Boeing“. Nel caso dei due incidenti della Ethiopian e della Lion Air, sembra che il velivolo sia sceso bruscamente più di una volta mentre i piloti cercavano di riprenderne il controllo. Nel caso della Lyon, stando alle valutazioni preliminari, la causa potrebbe essere stata il sistema anti-stallo, studiato per far abbassare la prua quando sembra che salga abbastanza rapidamente da rischiare uno stallo.